ECOMUSEO

 

  

 

ECOMUSEO DELLA MONTAGNA PISTOIESE

PROVINCIA DI PISTOIA

 

Lizzano Pistoiese fa parte del progetto "ECOMUSEO DELLA MONTAGNA PISTOIESE" coordinato dall'amministrazione provinciale di Pistoia e sostenuto finanziariamente dalla Regione Toscana.Tale progetto si propone l'ambizione, in un modo del tutto nuovo, di studiare, conservare e valorizzare tutti quei segni che l'uomo, nel corso della storia, ha lasciato nell'ambiente, non solo con l'arte e la cultura.La sorpresa maggiore, per coloro che scelgono questo paese, per le vacanze, oppure per il turista che decida di visitarlo anche solo per curiosità, non è costituita tanto dal clima o le acque, il verde, la posizione; quanto dalla scoperta, nella Chiesa parrocchiale di S. Maria Assunta, di beni artistici, d'antica fattura, oltre che di valore notevolissimo.

 

 

 

 

 

FONTE BATTESIMALE


 

Vasca in pietra serena, datata 1757, sulla base quadrangolare che la sostiene. Il dipinto sovrastante raffigura la Genesi.

Si tratta di olio su tela di Valerio Cheli, del Gruppo artistico fiorentino "Donatello"eseguito nell'anno 1988.

 

  

CROCEFISSO, XVI SECOLOattribuito alla produzione tarda di Baccio da Montelupo (1469-1535);. L'opera è assai pregevole per l'espressione contenuta ma intensa di dolore che emana dal volto di Cristo.
 

QUADRO A PARETE, MADONNA COL BAMBINO E SANTI:

tempera su tavola databile fra la fine del XV  e l'inizio del XVI secolo. Di recente è stata attribuita a Leonardo di Bernardino del Signoraccio ed ha partecipato, a cura della SOPRINTENDENZA PER I BENI ARTISTICI E STORICI, alla mostra " Fra Paolino e la pittura pistoiese del primo Cinquecento", nelle sale affrescate del Palazzo Comunale di Pistoia.

  Esistono altre opere, anche di notevole valore, custodite all'interno del piccolo Museo in Sacrestia; ma, soprattutto, un prezioso ORGANO del Cinquecento, da restaurare.

La scoperta avvenuta nell'Estate del 1976 ad opera del maestro Don Umberto Pineschi suscitò notevole scalpore fra i numerosi musicisti, anche stranieri, che arrivarono a Lizzano dagli Stati Uniti d'America, dall'Olanda, dal Giappone, dall'Austria, per sollecitarne la ricostruzione.. Purtroppo la mancanza di finanziamenti impedisce il recupero di un'opera d'altissimo valore storico e culturale.Si tratta d'opere che danno sicura testimonianza di un passato di grandezza, scomparso per sempre. Ci aiutano a rileggere, in chiave artistica e culturale, alcune pagine della storia di questo paese, senz'altro tragiche, ma anche esaltanti, che vanno a collocarsi in un contesto d'origine nobile ed antica . 

Chiesa di Santa Maria 

Fra le Chiese dell'alta montagna pistoiese quella di Santa Maria a Lizzano ricopre una particolare importanza; la Chiesa era situata sull'antico itinerario, alto-medioevale, che congiungeva la città di Pistoia con Modena e quindi si collegava ai centri del Nord-Italia.Stazione di tappa, ma anche momento di riferimento religioso, Lizzano è la Chiesa madre di tutte le altre Chiese parrocchiali della montagna pistoiese comprese nel territorio a nord dell'attuale abitato di La Lima. San Lorenzo a Spignana benchè d'origine medioevale, era da essa dipendente; inoltre, dalla divisione del suo antico territorio, hanno avuto origine le attuali parrocchie dei Comuni di Cutigliano e Abetone.Doveva essere molto difficile il rapporto religioso con gli abitanti di un territorio parrocchiale così vasto, anche se erano stati eretti alcuni Oratori nei vari punti di questo territorio. Il primo di essi, che avrà vita autonoma, sarà proprio quello di Cutigliano.La Chiesa di Lizzano fu dedicata a Santa Maria col titolo di Santa Maria Assunta. E' la Pieve più antica di tutta la montagna ricordata nel diploma d'Ottone III del 25 Febbraio del 997 come una delle venti pievi dislocate nel territorio della Diocesi, a servizio del vasto comprensorio appenninico.

  

Lizzano Pistoiese. Chiesa di S. Maria Assunta-Interno

  

Lizzano Pistoiese. Antifonario del XIII secolo: miniatura lettera " A 

  L'organizzazione del Clero era di tipo canonicale, in altre parole, un collegio di presbiteri (canonici) riuniti in comunità, sotto la guida di un "plebanus" (dal popolo tradotto in piovano) e che, al tempo stesso, era capo della comunità canonicale e il responsabile della parrocchia. La nomina del "plebanus" era d'elezione popolare.Il culto di Santa Maria Assunta nasce dalla riflessione popolare e si sviluppa a partire dal VI secolo (attorno al ?500) prima in ambiente orientale-bizzantino con la festa della "Dormitio B. Virginis", poi, piano piano, passa all'occidente. Potremmo supporre che questa festa sia frutto della presenza, nella zona, del Bizantini, prima dell'invasione longobarda e poi dei contatti con le popolazioni (specie in Romagna) che più a lungo erano rimaste sotto l'influsso di Bisanzio. E' con il papa Pio XII, nel 1950, che arriviamo alla definizione del dogma dell'Assunzione di Maria.  Il 15 Giugno, per la festa di San Vito, vi era il pellegrinaggio effettuato dalle parrocchie di Lizzano e Cutigliano che s'incontravano nell'Oratorio di San Vito per benedire le campagne. Nel 1700 questo pellegrinaggio era ancora compiuto insieme; poi la tradizione rimase solo per Lizzano, con itinerario spostato a Vizzaneta fino alla sua definitiva cessazione nel 1955. Per le Rogazioni, momento istituzionale per la benedizione delle campagne, nei giorni precedenti l'Ascensione, si toccavano le frazioni in cui era diviso il territorio parrocchiale, mentre per monte Castello, come momento processionale d'accompagnamento del Cristo che, sul monte, lascia la sua presenza visibile sulla terra per sedere alla destra del Padre, la processione avveniva nel pomeriggio dell'Ascensione. Quest'itinerario si trasformava sempre in momento di gioia, con la merendina da consumarsi prima di ridiscendere al paese.La festa principale è in ogni modo per il 15 d'Agosto: Santa Maria Assunta.  

 

ASSUNZIONE DELLA VERGINE,olio su tela, attribuita recentemente al pittore fiorentino Filippo Tarchiani (1580-1643), legato alla cultura fiorentina di tradizione tardo cinquecentesca e controriformistica. 

  

 SCULTURA IN TERRACOTTA INVETRIATA, raffigurante la Madonna col Bambino e quattro Santi in terracotta invetriata policroma, datata 1511. L'opera, ricordata anche dalle fonti, è un pregevole manufatto della bottega dei DELLA ROBBIA, la quale restò attiva e apprezzata per tutta la metà del xvi secolo, diffondendo i suoi prodotti in molte località della Toscana.

  

  MADONNA COL BAMBINO: scultura in terracotta invetriata raffigurante la Madonna col Bambino del xvi secolo. Ricordata dalle fonti, è una pregevole opera di ambito robbiano.

  Nel 1848 la parrocchia aveva 865 abitanti; oggi circa 300.

 La chiesa fu sostituita nel 1796 da un nuovo edificio a tre navate costruito su progetto dell'architetto Gamberai con una spesa di 3400 scudi; ma, nel 1814, una frana travolse l'intero paese distruggendolo completamente insieme alla chiesa che fu ricostruita pochi anni dopo in località poco distante da quell'originaria (1827). L'edificio attuale si presenta come un corpo longitudinale ad aula unica coperta da capriate, dipinte, in stile neo-medioevale, dal pittore Tuci, di Pistoia, che decorò anche la zona presbiterale (1942). Le pareti presentano un apparato architettonico costituito da lesene assai semplici sulle quali corre un alto cornicione con un fregio dipinto. L'accesso alla zona del presbiterio è segnalato da un grande arcone a tutto sesto con piedritti e ghiera in pietra. L'esterno presenta un'ampia facciata a capanna, completamente intonacata e con decorazioni in bugnato agli angoli. Al centro si apre un portale piuttosto esiguo, con architrave scolpito (di probabile recupero della chiesa più antica) sormontato da una lunetta; in asse col portale si apre, molto in alto, una finestra, ad occhio, con un'immagine, molto bella, della Natività.

Lizzano Pistoiese: - Chiesa di S. Maria Assunta- Facciata col monumento di Marcello Tommasi dedicato ai Caduti della 10th Mountain Division.

Lizzano P.se Natività.

 

 Il campanile, quadrato, si trova presso la zona absidale e presenta aperture monofore in corrispondenza della cella campanaria sottolineata da una cornice marcapiano in pietra arenaria.

Il Sagrato è attualmente arricchito da una scultura di bronzo, LA CONVERSIONE DI SAULO,del Maestro Marcello Tommasi, donata alla Parrocchia dalla Cassa di Risparmio di Firenze. Quest'artista, insieme con gli altri che hanno eseguito gli affreschi murali di Lizzano, fa parte del Gruppo Donatello. In questo modo essi hanno aderito ad un'iniziativa di pace e di fratellanza italo-americana, promossa dal parroco, Don Napoleone Toccafondi, nell'anno 1988 e ripetuta a Washington nel 1989, per commemorare i CADUTI della seconda guerra mondiale sulla LINEA GOTICA e ricordare la vocazione Sacerdotale del serg. John Murphy, nata in quei tristi giorni proprio nella Chiesa di Lizzano. 

                                                                "Don Luciano Tempestini,

depliant": "ECOMUSEO DELLA MONTAGNA PISTOIESE- PIEVE DI S. MARIA ASSUNTA- LIZZANO"

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Lizzano Pistoiese: panorama. Nello sfondo s'intravede il "LIBRO APERTO" innevato.

  

 Lizzano Pistoiese. 740 mt. l. m. Scorcio caratteristico con la cappellina della fam. Lazzi

 

Diocesi di Pistoia-Associazione Turismo e Tempo Libero - "Casa Vacanze "Mons. M. Longo Dorni"- per gruppi parrocchiali

  

Oratorio di S. Paolo a Vizzaneta. Proprietà della Regione Toscana.

  

Oratorio di S. Andrea a Pratale.

 

Cimitero di Lizzano: monumento sepolcrale della Famiglia Lazzi. Sculture di Francesco Messina

Importante famiglia di Lizzano. Dopo la prima guerra mondiale, Vincenzo Lazzi, con l’aiuto dei figli Angiolo, Iacopo, Ferruccio e Annunziata, acquistò notevole benemerenza nel settore dei trasporti automobilistici. Tale attività, continuata fra le due guerre mondiali, si estese notevolmente, soprattutto dopo la fine dell’ultima guerra, anche per merito dei nipoti Franco, Luciano e Fanny. Notevoli anche i complessi turistici realizzati a San Vincenzo,a Riva degli Etruschi, e quello di "Andia Paradiso" sopra Lizzano Pistoiese

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Angiolo Lorenzi 

(A cura del Comune di San Marcello Pistoiese-Assessore alla Cultura Prof. Francesco Filoni-in occasione di una “mostra” promozionale, nel 1999, per esaltare la figura di questo illustre cittadino di Lizzano e della montagna pistoiese)  

Angiolo Lorenzi nacque il 28 febbraio del 1908 a Lizzano, San Marcello Pistoiese. La famiglia, svolgeva una vita senza sprechi, ma con buone rendite terriere. Il padre. barbiere e sarto, era una delle personalità più in vista dei dintorni: uomo giusto e colto, dovette avere un certo peso nella formazione del figlio che mostrò ben presto un forte attaccamento allo studio e alla lettura. Frequentò le scuole elementari fino alla sesta classe ma, contemporaneamente allo studio, dovette anche coltivare, da autodidatta, il disegno e la pittura. La sua formazione artistica, per altro, non sembra essere avvenuta nelle aule della Scuola d’Arte di Fabio Casanova, attiva già dai primi mesi del 1920 a Pistola: il risiedere in montagna, in ogni caso, non glielo avrebbe reso facile. Vaghi ricordi ci testimoniano un Lorenzi sempre intento a dipingere e a disegnare nei campi paterni, lungo i cigli della montagna, e nell’aia di casa.  

 

 

 

 

Già attorno alla metà degli anni Venti dovette entrare in contatto con parte del gruppo di artisti pistoiesi - tra i quali Michelucci, Zanzotto, Cappellini. Innocenti, Mariotti, Bugiani e Agostini - che fin dal 1919-20 si riuniva in un ideale “Cenacolo” , girovagando spesso sugli argini dcll'0mbrone e della Bure in cerca di immagini. Non lontano dai luoghi amati da Agostini e Bugiani, la campagna di S. Alessio, S. Rocco e le Fornaci, abitava la zia di Angiolo che per un lungo tempo ospitò la sorellina Giovanna e presso cui egli si recava spesso in visita. E’ probabile, ma solo a livello di 'congettura', che proprio in queste campagne alle porte di Pistola sia avvenuto 1’incontro con il gruppo degli artisti girovaghi. Cartoline di Agostini, donate all’amico Lorenzi e datate al 1925-1926, 1’amicizia con Pierucci, prima del 1929, e stralci di corrispondenza con Bugiani già dal 1930, testimoniano, comunque, 1’affettuosa familiarità che legò Angiolo con alcuni degli artisti del 'Gruppo pistoiese. La prima notizia documentaria, certa, inerente alla 'carriera d'artista' di Lorenzi risale al 1928 ed è una testimonianza che lo vede già tra i giovani artisti della 'Scuola pistoiese' che esponevano, con un omogeneità stilistica impressionante, i propri lavori alla Prima Mostra Provinciale d’Arte a Pistola. Fu, per la città, un evento eccezionale: segnò la consacrazione della corrente pistoiese in un ambito di appartata riflessione culturale che individuava, in una dimensione rurale, la propria intima spiritualità. La critica ebbe toni benevoli per Lorenzi: in particolare, Raffacllo Franchi (I Pistoiesi in mostra) in «Illustrazione Toscana», a. VI, 1928, n. 2, p. 24) apprezzava in lui la capacità di dare una propria originale interpretazione della realtà: nel fare ciò, l'artista elaborava una pittura precisa e puntuale capace di ‘toccare i limiti di amorosa esattezza delle miniature’ senza concludersi in una pedissequa ripresa di questo genere.

 


Angiolo Lorenzi:Ponte Sestaione - La Fontana

Il momento del servizio militare, iniziato nell’aprile del 1928, fu per Angiolo un'occasione di crescita, di rinvigorimento fisico ma anche di apertura intellettuale e artistica. Le marce e i campi fuori Firenze lo inducevano ad una sorta di itinerario artistico alla scoperta dei 'Primitivi, attraverso le vestigia trecentesche e quattrocentesche di uua Toscana ancora sconosciuta. Lo stesso soggiorno fiorentino fu allietato, di tanto in tanto, da serate d’opera e di teatro;da visite assidue agli Uffizi, a Pitti, all’Accademia. Con gli amici del “Gruppo pistoiese” continuò a vedersi spesso: alla II Mostra Regionale d’Arte a Firenze, nell’Aprile-Giugno del 1929, ebbe modo di confrontarsi con De Grada e Michelucci. Attorno agli anni Trenta - di ritorno dal servizio militare sul finire del 1929 e divenuto padre della figlia Liliana nel giugno del 1930 - Lorenzi doveva essersi, per così dire. 'sistemato ', se Bugiani, in una cartolina postale del 15.5.1930, afferma: «Tu lavori?. Auguri perché tu possa guadagnare con il tuo lavoro attuale ...~ “». Lorenzi svolgeva, con grande dedizione, il mestiere del padre, il barbiere, ma aveva una vera vocazione per 1’insegnamento e divenne ben presto insegnante nelle prime tré classi della scuola serale di Lizzano.

                                              

                           ANGIOLO LORENZI: “NATURA MORTA”

Il continuo esercizio della pittura, in qnesti anni, è testimoniato dalla presenza assidua alle mostre tenute, in tutto il decennio, dal 'Gruppo pistoiese e dai rapporti d’amicizia con Bugiani e Caligiani. Dopo l'esordio nella Prima Mostra d'Arte Provinciale del 1928, Lorenzi fu presente a tutte le più importanti esposizioni del gruppo: nel 29 e nel 30 a Firenze e Prato: nel 1932 alla Terza Mostra Provinciale d Arte a Pistola, dove il Podestà acquistò il dipinto ora in collezione nel Museo Civico della città; ed ancora, dal 1934 al 1941, alle Mostre d’Arte Interprovinciale, promosse dal Sindacato di Belle Arti, a Firenze. La critica, in questo periodo, parlerà della sua pittura 'ingenua' come di un ottima pròmessa. Nel 1941 fu richiamato alle armi e venne immediatamente trasferito in Montenegro. I lavori degli anni Ouaranta, eseguiti al fronte, hanno un fare narrativo lontano dai lavori del decennio precedente, e testimoniano piuttosto un ansia conoscitiva inesauribile. Dal fronte tornò una sola volta nel 1944; per un destino crudele e per non aver voluto sottrarsi ai propri doveri di soldato, Angiolo Lorenzi muore durante una marcia di ritirata, nei pressi di Osijek. il 25 maggio del 1945.

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  ANGIOLO LORENZI: “DONNE AL POZZO”