WASHINGTON 8 OTTOBRE 1989:

 

La storia del serg. J. Murphy fu esaltata dal monumento che lo scultore pistoiese, prof. VANNI MELANI, rese concreto in tre bassorilievi simbolici, in cotto trapezoidali, completati da un Crocifisso, anch'esso in cotto, su di un albero d'olivo cruciforme e che il giorno 8 ottobre 1989, per mezzo del parroco e d'alcuni rappresentanti convenuti negli STATI UNITI D'AMERICA, il popolo di Lizzano offrì a quella comunità parrocchiale, con una manifestazione emozionante, alla presenza d'alte autorità e personaggi del Congresso e della CASA BIANCA.

Washington: 8 Ottobre 1989. Dopo la S.Messa, nel giardino della Casa Canonica antistante il Senato, il Prof. Vanni Melani presenta il suo lavoro. 

      WASHINGTON: 8 OTTOBRE 1989. Prof. Vanni Melani: Monumento ai CADUTI americani  offerto dal popolo di Lizzano alla Chiesa di S.Giuseppe.

DESCRIPTION OF "PEACE SCULPTURE"

Sculptor Vanni Melani, in creating this work, wished to provide the people of Lizzano with a gift to present to the people of Saint Joseph's that would both memorialize Monsignor Murphy's vocation to the priesthood, which they believe was born in their village church where he was billeted during his first days of war in their mountains, and also to express their deep gratitude for the soldiers from the United States who gave their lives for peace in the Northern Apennines campaìgn. The Melani Sculpture is composed of a triptych of trapezoidal panels made of clay and mounted on iron frames. The Christ, also made of clay, is placed on a cross made from an Olive Tree. The Bas relief panels recall. with Christian symbols. the horrors of war which are defeated by the Vocation, in which man finds refuge in Christianitv. The background images of the Villages and the contours of the Gothic I.ines will recall the memories of those who experienced these moments and will also be a testimony for those who have never seen the Appenines. The style reflects the local figurative traditions. The realism and spirituality seek to interpret the atmosphere of this historic moment. In the words of Alessandro Tonarelli, ”Melani's work is a set of images recalling the theme of Proto-Christian peace and simplicity.IL is a serene sculptural narration with views of the Tuscan Landscape. Christ is suffering physically, but his face is peaceful and it gives strength to the soldier kneeling in front of him. Sergeant Murphy, who rejects war and accepts his divine can.' (center panel) Melani describes the Christ ”Who is profoundly human and immensely reassuring, who wears a headband as a symbol of the tad of our time and of the suffering of so many people. The Crown of thorns is not visibly represented, but rather other social and human Thorns' which penetrate the flesh of our youth, driven and deviated by an ever more saddening materialism. Young people. especially, must again see themselves in the image or the continuous immolation of Christ.'' Antonio Turchi writes, 'The artist represents the development of the inner self. which becomes commitment and self consistency, it's the anguish deeply expressed in the crying and feverish nakedness of the figures overwhelmed by the power of the eagle flying over an astonished world " (right panel)

 The Saint Joseph panel (left panel) represents the gift of the people of Lizzano-Spignana to the people of Saint Joseph's Parish. The Gothic arch represents Saint Joseph's Gothic church in Washington. The buildings beneath the arch surround the church of San Lorenzo (5th century) in Melani's village of Spignana. The Old Testament tablets balance the angel's Good News. Chríst is astride the white horse. Professor Melani's sculpture is a reminder that the true Christian vocation is a call to peace. A word of special thanks to James G. Davis, Jr., President, and Stanley Manville, Vice President, of Davis Construction Company, and Thomas Tepper, Architect, of Tepper-Segreti Architects, for designing the space and plac­ing the sculpture in the Parish garden.

 

   WASHINGTON: 8 OTTOBRE 1989. PROF. VANNI MELANI: MONUMENTO AI CADUTI . (PARTICOLARE).

Fu una Cerimonia commoventissima: erano presenti i Senatori Robert Dole, George Mitchell, Peter Dominici, il Presidente della Corte Suprema, il Console Generale degli Stati Uniti a Firenze, la sig.ra Diane Dillard,  Ambasciatori, altri rappresentanti del Congresso e della Casa Bianca, Generali, rappresentanti della Comunità Italiana di Washington.

Washington 8 Ottobre 1989: Il Prof. Vanni Melani presenta il suo lavoro

Il rito, iniziato con gli inni nazionali, cominciò  alle ore 12 in punto col coro e l’orchestra  di Washington  e la  collaborazione effettiva di  numerosi  personaggi, si concluse alle ore 14  con la benedizione  di don Napoleone della scultura del prof: Melani collocata  nel giardino  adiacente alla casa canonica.

  

  Washington: 8 Ottobre 1989. Il Sen. Robert Dole e Don Napoleone


    DISCORSO COMMEMORATIVO DI DON NAPOLEONE

 L'alba del 20 Febbraio del 1945 sorprese i reparti della Xa.Divisione all'attacco del "Monte Belvedere",sulla Linea Gotica,e annunciò,finalmente,una "giornata splendida non solo perché i primi raggi di un pallido sole cominciarono ad accendere le vette innevate del "Corno alle Scale",del "Libro Aperto",del "Cimone;ma sopratutto perché,dopo i molti inutili tentativi dei Mesi precedenti,il sacrificio di molti soldati della Xa'.Divisione da montagna consentiva la conquista della "cima" difesa accanitamente dai tedeschi. Con questa operazione,consolidata nei giorni successivi con la conquista di Monte Castello da parte della Ia.Divisione brasiliana,questa gloriosa Divisione citata anche da Churchill nella sua monumentale storia della IIa guerra mondiale,apriva la strada verso Bologna e la vallata del Pò.Di 11 a pochi giorni tutta la Linea Gotica crollò non solamente per la pressione esercitata dall'8a.Armata inglese nel settore adriatico;ma sopratutto per l'urto del IV° Corpo d'Armata degli Stati Uniti e la punta di diamante costituita dalla Xa.Divisione. Accompagnato da alcuni cittadini di lizzano,dal Presidente Evans e da altre personalità,ho appena deposto quì sull'altare,poca terra da me raccolta sul "Monte Belvedere" e contenuta in un bossolo da cannone sparato in quei giorni.

 

 Washington: 8 Ottobre 1989. Concelebrazione di Mons. Murphy con alcuni Sacerdoti pistoiesi e americani.

E' terra già bagnata dal sangue di tanti eroi e destinata ad essere conservata proprio in questa Chiesa perché quel sangue di tanti soldati americani che per noi combatterono e morirono come risposta ad una sacra vocazione e al sentimento della pace,faceva sbocciare anche la "vocazione sacerdota­le" del serg.John Murphy che oggi regge la vostra Chiesa.

Washington 8 Ottobre 1989: Don Napoleone porta all'Altare la terra del Monte Belvedere in un bossolo da cannone sparato nel 1945

Tutto era cominciato una sera del Gennaio 1945,quando il serg.Murphy,con un reparto di commilitoni,era entrato nella Chiesa di Lizzano retta allora da Don Mario Frati. Fuori nevicava e i bagliori dell'arti­glieria tedesca e alleata illuminavano sinistramente le vette appenniniche sovrastanti. As­coltiamo il suo diario di guerra:"Era strano vedere,egli scrive,questo luogo sacro usato come una stazione. Io ero a disagio in quella situazione e mi sentivo infreddolito,so­lo ed impaurito.Improvvisamente sollevai lo sguardo all'altare e i miei occhi colsero il rosso bagliore della lampada del S.S. Sacramento,la magnifica fiamma che testimoniava la presenza di Gesù. Fui subito colpito dal pensiero che,se il Signore sopportava volentieri questo freddo,io non potevo certo lamentarmi. Dopo pochi istanti,vidi un prete che attraver­sava la Chiesa dirigendosi verso di noi. Ricordo di essere stato attratto dalla sua cordialità e mi diressi verso di lui.

                                             Washington: 8 Ottobre 1989. Pergamena artistica con le testimonianze di coloro che accompagnarono Don Napoleone sul Monte Belvedere. La dedica, in inglese, era la seguente: 

NELL'ANNO 1989 ADDI' 25 DEL MESE DI AGOSTO

SUL MONTE BELVEDERE

QUESTA TERRA

BAGNATA DAL SANGUE

DEI SOLDATI DELLA Xa DIVISIONE DI MONTAGNA AMERICANA

RACCOGLIEMMO

PELLEGRINI GRATI E NON IMMEMORI

COME RELIQUIA DI SANTI E DI EROI

CHE SOGNARONO MORENDO LE VERDI COLLINE DI ARLINGTON

IN OFFERTA DI PACE

(don napoleone)

Non conoscendo alcuna parola d'italiano,presi il mio "Rosario" e lo innalzai come se fosse un'offerta di pace. Glì occhi del parroco si illuminarono:"Tu cattolico?"Accennai di si e dal quel momento Don Mario divenne il mio amico per la vita. "Pochi anni prima di morire fu proprio Don Mario, mio predecessore, a raccontarmi tutta la storia d americano e come osò, poco prima che il fronte si spostasse verso il Nord d’Italia,, porre un interrogativo al giovane soldato che, in paese, si era distinto con numerosi gesti di carità e solidarietà umana verso la popolazione travolta dalle vicende della guerra:”Perché non ti fai Sacerdote ? il 4 Giugno 1988 noi abbiamo festeggiato il ritorno a Lizzano,dopo 43 anni,di questo sergente di guerra;abbiamo festeggiato questa sua "vocazione"straordinaria come segno di pace, esaltandola con opere di pittura e scultura del "Gruppo fiorentino Donatello",com­memorato e suffragato i "CADUTI" sulla Linea Gotica. C'erano con lui oltre 300 reduci,auto­rità americane e italiane,reparti di soldati americani accolti in paese da sventolio di bandiere e dal suono delle campane di S.María.

 

 WASHINGTON : Facciata della Chiesa di San Giuseppe presso il Campidoglio

Oggi siamo in questa Chiesa,onorati e lieti di portare il nostro saluto a tutta la "Comunità" di S.Giuseppe,a Mons.Murphy,alle Autorità,ai gloriosi reduci della Xa.Divisione. Sono quì con me alcuni cittadini di Lizzano,di Spignana,di S.Marcello,Cutigliano,Pistoia,Firenze,Porretta Terme. Ci sono alcune personalità,fra le quali anche l'On.Sergio Pezzati,già Deputato al Parlamento Italiano, altri 4 Sacerdoti di Pistoia che celebrano questa S.Messa insieme a quel sergente di guerra. Al termine della S.Messa io stesso benedirò il monumento dello scultore pistoiese ,prof.Vanni Melani, quì presente,che ci ricorda simbolicamente,in chiave artistica,quella "vocazione" e il sacrificio dei soldati della Xa.Divisione. Vogliamo lasciarlo in ricordo,a nome del popolo di Lizzano,alla parrocchia di S.Giuseppe,anche per fissare,in spirito di gemellaggio fra le due Chiese,il particolare del "Centenario" della sua fondazione.

Don Napoleone col Console Generale -degli Stati Uniti a Firenze, Diane Dillard e il Sen.Dominici. Dietro l'On. Sergio Pezzati .

Siamo lieti,infatti,di unirci alla "comunità cristiana"di S.Ciuseppe per festeggiare questa occasione storica e per festeggiare qui insieme con voi,se me lo permettete(è un caso eccezionale e straordinario) anche il "MILLENARIO" della parrocchia di S.Maria Assunta a Lizzano. Essa è ricordata,infatti,in un documento del 998 dall'imperatore del Sacro Romano Impero,Ottone III° e ceduta,come feudo,al Vescovo di Pistoia,insieme a tutto il territorio che segnò anticamente il confine meridionale,il bastione,la "Linea Gotica ante litteram",fra l'Etruria e la Gallia Cisalpina,fra popoli,civiltà,ideologie contrastan­ti. Fu il territorio che,nel 753,Astolfo re dei Longobardi,indicava col termine di "MASSA­LIZANUM",cedendolo a S.Anselmo di Nonantola per un'opera di assistenza a vantaggio dei viandanti che varcavano,d'inverno,l'Appennino. Cogliamo insieme questa occasione storica per ritrovare le nostre radici,le nostre tradizioni di fede cristiana comune;per riaffermare il primato dei nostri valori spirituali e culturali senza i quali né la vita dci singoli né quella dei popoli riesce ad essere decentemente vissuta. E' un impegno che ci deriva anche dal sacrificio dei nostri soldati. Mons.Murphy celebra ora per loro questa S.Messa e noi,insieme con lui,in spirito di profonda commozione e gratitudine. La storia di questo sergente di guerra ci ricorda,senza dubbio,la nostra comune vocazione cristiana alla pace;ma essa non può farci dimenticare,per il contesto in cui poté maturare-,che quando certe ore scoccano sul quadrante della storia,è il medesimo Dio che ci assegna di percorrere le vie della lotta e del sacrificio,anche supremo,e non le vie della resa e del tradimento. el medesimo Calice mettiamo ora il Sangue di Cristo,il sangue di tutti i vostri "CADUTI" e,sono qui a pregarvi per questo:anche il sangue di tutti i "CADUTI" delle nostre guerre nazionali,che per obbiettivi e valori eterni lanciarono la loro anima oltre le trincee comode della vita,perché noi tutti ritrovassimo la certezza e la volontà di operare per la pace, per la libertà, per l'immortalità della Patria.   

                    COMMEMORATIVE REMARKS

                                       Fr. Napoleon Toccafondi, Pastor, Saint Mary's, Lizzano -Pistoiese

                                                                                   The dawn of February 20, 1945, surprised the units of the 10th Mountain Division while they were attacking Mount Belvedere and announced a glorious day not only because the rays of a pale sun were lighting up the snow-covered peaks of those mountains--Corno alle Scale, Libro Aperto, Cimone--but above all, because alter many vain attempts in the preceding months, the sacrifice of their lives by many soldiers of the 10th Mountain Division made it possible to conquer that summit which had been obstinately defended by the German troops.The success of this operation, consolidated in the following days through the conquest of Mount Castello by the 1st Brazilian Division, the 10th Mountain Division, which was mentioned by W. Churchill in his monumental history of World War II, opened the way towards Bologna and the Po Valley.

Washington 8 Ottobre 1989: L'On. Sergio Pezzati legge la prima lettura della S.Messa

A few days later the whole Gothic line collapsed not only because of the pressure of the VIII English Army in the Adriatic sector but for the attack of the IV U.S. Army Corps and especially of the forward units of the 10th Mountain Division.Together with some villagers of Lizzano, President Evans and other personalities, I have just laid on this altar some earth that I picked up on Mount Belvedere and put into a cannon shell used in those days. This earth, drenched by the blood of numerous heroes, will be kept in this Church because the blood of so many soldiers that fought for us and died for their sacred vocation and their love of peace, made also blossom the religious vocation of Sergeant John Murphy who is now in charge of your Church. Everything started  one night in January 1945 when Sergeant Murphy with a group of soldiers entered the Church in Lizzano where Father Mario Frati was then parish priest.

Lizzano Pistoiese 4 Giugno 1988: Mons. Murphy davanti al murale commemorativo sella sua "vocazione" con l'autore Enrico Bandelli e Don Napoleone

Outside it was snowing and the flashes of the German and Allied artillery sent a sinister light over the peaks of the Apennines above.Let me quote from his war diary: "It was strange to see this sacred space used like a train station. I was uncomfortable with the casual scene--and I was feeling very, very cold and alone and frightened. Suddenly I looked up at the altar and my eye caught the red glow of the sanctuary lamp--the beautiful flame signifying the presence of Jesus. I was struck with the thought that if the Lord was willing to put up with this mountain cold, who was I to complain. Moments later I saw a priest coming through the sanctuary heading towards us. I remembered being attracted to his warmth and heading directly toward him. Not knowing any Italian, I reached for my rosary beads and held them high as a sort of peace offering. Father's eyes lit up as he asked: "Tu Cattolico?" I nodded yes and from that moment on Father Mario Frati became my friend for life."A few years before dying, Father Frati himself, my predecessor, told me the story of this American sergeant and how, just before the front moved towards Northern Italy, he dared ask the young soldier that had distinguished himself in the village for his numerous acts of charity and human solidarity towards the population overwhelmed by the war: "Why don't you become a priest?"

                                                                                                                                                                                             

                                                                       Washington: 8 Ottobre 1989. S.Messa. Don Napoleone tiene il discorso commemorativo. 
 

   On July 4th, 1988, we celebrated the return to Lizzano of this war sergeant, after 43 years, we celebrated his extra-ordinary vocation as a token of peace, extolling it with sculptures and paintings by the Donatello Group of artists, we commemorated and prayed for the American soldiers; all of them were welcomed by the waving of flags and the ringing of the bells of St. Mary's. Today in this church, we are honored and happy to bring our friendly greetings to the community of St. Joseph's, to Monsignor Murphy, to all the authorities and to the glorious veterans of the 10th Mountain Division.

Chiesa di S.Maria Assunta a Lizzano Pistoiese: "Vocazione e Rinascita"-Mons. Murphy davanti al Battistero. Quadro pittorico "GENESI" di Valerio Cheli

Here with me are some people of Lizzano, Spignana, San Marcello, Cutigliano, Pistoia, and Porretta Terme. There are also some personalities, among them the Honorable Sergio Pezzati, ex-deputy in the Italian Parliament, five other priests from Pistoia who are saying Mass with this former war sergeant. At the end of the Mass, I will bless the   monument of the Pistoia sculptor, Prof. Vanni Melani, who is here with us; this monument reminds us symbolically and artistically of that vocation and of the sacrifice of the soldiers of the 10th Mountain Division. We wish to leave it to the Parish of St. Joseph as a memento from the people of Lizzano and as a spiritual twinning between the two churches to mark, in particular, the centenary of the foundation of this church. We are happy in fact to join the Christian community of St Joseph's in the celebration of this historical event. I would also like to ask you to let us celebrate with you another exceptional and extraordinary event: the millenary, the 1,000th anniversary, of the foundation of the parish of St. Mary's in Lizzano. this parish is mentioned in a document dated 998 and signed by the emperor of the Sacred Roman Empire, Otto III; it was then ceded as a fief to the Bishop of Pistoia together with the whole territory that in ancient times marked the southern border, the defense line, the Gothic Line of those times, between Etruria and Cisalpine Gaul, between contrasting people, civilizations and ideologies; it was the territory that in 753 Aistulf, king of the Lombards named in Latin "Massalizanum" and gave to St. Anselm from Nonantula to assist the travellers who crossed on foot the Apennines in winter.  We are taking this historical opportunity to trace back our roots and the traditions of our common Christian faith, to re­assert the superiority of our spiritual and cultural values without which neither the lives of the individuals nor those of peoples can be lived decently. We are pledged to do that also because of the sacrifices of our soldiers. Mons. Murphy is going to say Mass for them with us, in a spirit of profound emotion and gratitude.

Washington 9 Ottobre 1989: Nel giardino della Casa Canonica di S.Giuseppe  per l'inaugurazione del monumento del Prof. Vanni Melani

The story of this war sergeant reminds us, undoubtedly, of our common Christian vocation of peace; but that vocation cannot make us forget, for the context in which it could take place, that when the clock of history strikes certain hours, it is God Himself that assigns us to go along the ways of struggle and sacrifice, even the supreme sacrifice, and not along the ways of surrender and treason.  We are now going to pour into the same chalice the blood of Christ, and the blood of all our dead soldiers and, if you allow me, also the blood of all the soldiers who died in our national wars, the soldiers who for eternal aims and values placed their aspirations beyond the comforts of life so that we could find the certidude and the will to work for peace, for liberty for the immortality of our homelands.

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Il Parroco di Lizzano, all'Offertorio, dopo il discorso di commemorazione, portò all'altare, con un bossolo da cannone elaborato a forma di reliquiario da alcuni artisti fiorentini del "Gruppo Donatello, un po' di terra raccolta sul Monte Belvedere bagnata dal sangue di tanti americani ",  mentre il Coro e l'Orchestra di Washington eseguivano il "CORO DEI PELLEGRINI", dal Tannhauser di R. Wagner.Cerimonia particolarmente suggestiva, perfettamente  organizzata nei minimi particolari con la presenza di Senatori, personalità politiche e militari, Ambasciatori, Presidente della Corte Suprema. Il rito, iniziato con gli inni nazionali, cominciò  alle ore 12 in punto col coro e l’orchestra  di Washington  e la  collaborazione effettiva di  numerosi  personaggi si concluse alle ore 14  con la benedizione  di don Napoleone della scultura del prof: Melani collocata  nel giardino  adiacente alla casa canonica.

Washington: 8 Ottobre 1989. Don Napoleone, all'Offertorio, porta all'Altare la terra raccolta sul Monte Belvedere, bagnata dal sangue di tanti caduti americani e tedeschi , contenuta in un bossolo da cannone del 1944, elaborato artisticamente, a forma di reliquiario, dagli artisti fiorentini del "Gruppo Donatello                                                   

 Incontri  

SERGIO PEZZATI 

PRESIDENTE ASSOCIAZIONE FILIPPO MAZZEI

JOHN MURPHY 
ITALIANI IN GUERRA 
 

A Washington, 1'8 OTTOBRE 1989 abbiamo conosciuto un grande amico dell'Italia e degli italiani. Mons. Murphy, parroco della chiesa S. Giuseppe del Campidoglio. Durante la seconda guerra mondiale, Mons. Murphy era caporale della decima divisione di artiglieria da montagna della quinta armata americana, che operava sulla linea gotica e in particolare a Lizzano sull'Appennino pistoiese. Domenica 8 ottobre, insieme al gruppo di Lizzano, guidato dal suo infaticabile e sensibile parroco Don Napoleone Toccafondi, era presente anche una delegazione dell'Asso­ciazione Filippo Mazzei e dell'Associazione Toscani  Mondo, per partecipare a una significativa cerimonia: la ce­lebrazione della pace. Venivano ricordati il centesimo anni­versario della Parrocchia di San Giuseppe, i caduti sulla li­nea gotica nelle montagne pistoiesi, il patto di amicizia fra Italia e Stati Uniti, che neppure la guerra riuscì a incrinare. ma anzi rafforzò e consacrò con il sangue dei caduti per la libertà, e che si perpetua con immutato significato e calore. Questo profondo valore di pace e di amicizia è stato sottoli­neato dalla presenza, insieme a noi italiani, di folti gruppi di americani, di italo-americani e di autorevoli esponenti del Congresso, fra cui i senatori Dole, Domenici e Mitchell. Il viaggio di ottobre della Filippo Mazzei negli Stati Uniti non poteva quindi avere migliore inizio di questa celebra­zione della pace e dell'amicizia fra italiani e americani, che in fondo è l'obiettivo primario e fondamentale dell'attività della nostra Associazione.

 

 Washington 8 Ottobre 1989: (DA SINISTRA) il Presidente Sergio Micheli dei Cavalieri di Malta, Mons. Murphy, il Sen. George Mitchell, Don Napoleone, il Gen. Ugh. Evans, il Sen. Robert Dole, il Prof. Vanni Melani.

 "...Secondo la propaganda, - scrive Mons. Murphy in questo suo articolo - anche gli italiani erano nemici degli Stati Uni­ti. In realtà nessuno mi può convincere che lo siano mai sta­ti...". E di questo il caporale Murphy dà ampia e sicura testi­monianza. I rapporti di amicizia, di collaborazione, di rela­zioni economiche, di confronto fra culture ed esperienze di­verse, di scambi culturali - di cui Filippo Mazzei fu tra i pri­mi italiani (se non il primo) a gettare il seme, nei modi con­sentiti nel suo tempo, partecipando da protagonista alla na­scita della nazione americana - sono stati il fondamento del­le democrazie occidentali, lo strumento del loro consolida­mento e sviluppo economico e sociale. Il viaggio negli Stati Uniti, che l'Associazione organizza ogni anno, e le iniziative culturali in Italia e in America, so­no la testimonianza di una volontà: consolidare e sviluppare questi rapporti fra i nostri due popoli. Ed è quello che abbiamo fatto in ottobre con Mons. Murphy e la sua comunità e negli incontri dei giorni successivi con esponenti politici americani, con rappresentanti di Universi­tà, istituzioni e associazioni culturali, con le comunità italo­americane, a Charlottesville in Virginia, a Orlando in Flori­da, a New York e nella capitale americana.  

On. Sergio Pezzati Presidente Associazione Filippo Mazzei 

In Washington, on October 8th, we met a great  friend  of Italy and the Italians: Monsignor Murphy, parish priest of St. Joseph  Church in Capitol Hill. During World War Monsignor Murphy was corporal in the 10th Mountain Division of the United States Fifth Army that fought on the Gothic Line, in particular in Lizzano, on the Tuscan Appennines near Pistoia. Sunday October 8th, with the Lizzano' s group - headed by its tireless and sensitive parish priest Don Napoleone Toccafondi - there was also a delegation of the Philip Mazzei Association and of the Tuscans in the World Association, to take part in a signficant ceremony, the celebration of peace. It was the commemoration of St. Joseph parish 100th anniversary, of the dead in the Pistoia mountains, of the friendship between Italy and United States, that not even the war could deteriorate, but on the contrary reinforced and consecrated with the blood of those that fell for freedom. The importance of the value of peace and friendship was underlined by the presence, together with us Italians, of large groups of Americans, of Italian-Americans and of authorative Congressmen and Senators, among which Senators Dole, Domenici and Mitchell. ur Association' s annual October trip to United States could not, therefore, begin in a better way than with that celebration of peace and friendship between Italian and Americans, that after ali is the first and most important objective of the Association."By propaganda standards - writes Monsignor Murphy in his article - the Italians too were the enemy. But in my heart no one could convince me that Italy was ever an enemy of the United States." And that is somenthing that Corporal Murphy can amply and readily testify.

Washington: 8 Ottobre 1989. Il Sen.George Mitchell (il primo da sinistra), attualmente mediatore nelle trattative  tra palestinesi e israeliani incaricato dal Presidente Obama, con Don Napoleone ed il Sen. Peter Dominici.

The relationships of friendship, cooperation, economic connections, comparison between different cultures and experiences, cultural exchanges - of which Philip Mazzei was among the first Italians (if not the absolute first) to Sow the seeds, with the means available in his time, taking part as a protagonist to the birth of the American nation -have been the foundation of the western democracies, the instrument of their strengthening and social and economic development. Our annual trip and the cultural initiatives in Italy and in the United States testify of our intentions: to strengthen and develop the relationships between our two people. That is what we did last October- with Monsignor Murphy and his community and in the meeting of the following days with American politicians, representatives of universities, Italian-American communities, in Charlottesville, Orlando, New York and Washington. 

                                                                                       Sergio Pezzati-President of the Philip Mazzei Association

Washington: 12 Ottobre 1989: Sulle orme degli antichi coloni alla scoperta del "Selvaggio West".
(però in elicottero)

JOHN MURPHY 
Durante la Seconda Guerra Mondiale ho combattuto in Ita­lia con la quinta armata degli Stati Uniti, nella decima divi­sione da montagna. Le battaglie si svolgevano sulle alture degli Appennini del Nord, una delle più alte delle quali era Monte Belvedere. Dopo la guerra fummo inviati nel Friuli per sorvegliare il confine montuoso italiano minacciato dai piani di Tito di annettere Trieste e Fiume al territorio comu­nista jugoslavo. Eravamo sotto il comando dell'ottava anna­ta inglese, che non aveva una divisione da montagna. Questo avveniva più di 45 anni fa, e il tempo ha il potere di addolcire la memoria. lo ero un soldato, un caporale di arti­glieria; il nostro obiettivo era uno solo: ricacciareQuesto avveniva più di 45 anni fa, e il tempo ha il potere di addolcire la memoria. lo ero un soldato, un caporale di arti­glieria; il nostro obiettivo era uno solo: ricacciare i tedeschi in Germania, che gli Americani vedevano come espansioni­sti arroganti e insensibili e come nemici spaventosi. Cosa dire degli italiani? Secondo la propaganda anche loro erano nemici. Chi può dimenticare il "trio traditore' Hitler, Mussolini e Hirohito? Ma nel mio cuore nessuno mi può convincere che l'Italia sia mai stata un nemico degli Stati  Uniti. Ricordo, con allegra confusione, di aver visto gli ita­lo-americani del North End (un popoloso quartiere italiano di Boston) davanti al campo di prigionia situato a sud della città dove erano tenuti i soldati italiani catturati. I sentimenti di amicizia mostrati da entrambe le parti dell'alto reticolato erano straordinari. Sacchi di cibo (pane, salame, frutta ecc.) venivano scagliati al "nemico" con la gioia e l'esuberanza di una grande e felice partita di pallavolo. Quel gesto ospi­tale smentiva la "propaganda bellica' che l'Italia fosse no­stra nemica. Il mio primo pensiero quando sbarcai dalla USS General Mieges nella baia di Napoli fu il ricordo di quella scena di amicizia fra i prigionieri di guerra italiani e gli italo-americani di Boston. Pregai perché, anche se non italiano, fossi accolto come un soldato americano amico.

  Washington 8 Ottobre 1989: la dott.sa  Morton,  della Banca Centrale Americana (presidenza CARTER), col marito.

La storia della celebrazione dell'S ottobre 1989 a Washin­gton è anche quella sull'esaudimento di quella preghiera. Il fatto è che in quel periodo non ho mai incontrato italiani, con o senza uniforme, che non provassero simpatia per gli americani. Durante quella strana parte della guerra non ho mai visto gli italiani come nemici. Ciò ha contribuito a leni­re il dolore generato dall'odio della guerra. Dopo 45 anni ricordo con grande affetto Padre Mario Frati, allora curato della chiesa di S. Maria a Lizzano, la cui ospi­talità ha rinvigorito la mia fiducia nell'umanità, e di Padre Napoleone Toccafondi, il suo abile e sensibile successore, che mantiene vive le storie umane di quella guerra e le ag­giunge ai mille anni di storia della chiesa. Ripenso anche alle grandi amicizie del Friuli, nate sulle montagne intorno a Tarcento e purificate nelle chiare acque del fiume Torre: italiani che mi protessero e condivisero con me i loro magri mezzi. Ivo, Giulio, Nanni, "Mimo", il quale adesso abita anche lui a Washington, un vero regalo per la mia vecchiaia, con i ricordi che la sua presenza fa ri­vivere. Questi uomini erano brillanti studenti durante la guerra, desiderosi di conoscere il modo di vivere americano. C'è forse da stupirsi che la mia vocazione religiosa si sia  manifestata proprio durante il periodo più inquieto della mia vita, circondato da amici tanto gentili che vivevano sulle montagne italiane, tra tanta bellezza donata da Dio? Dopo la guerra, mentre aspettavamo di ritornare negli Stati Uniti, alcuni soldati della nostra divisione erano accampati negli splendidi parchi di Firenze. Ebbi allora la fortuna di avere come guida una volontaria della Croce Rossa. Rita Brunelleschi. una discendente della grande famiglia. Era molto orgogliosa del suo inglese impeccabile e comunicava ai G.I. americani il proprio entusiasmo per le bellezze di Firenze. Divenne zia Rita, e un'amica per tutta la vita fi­no alla sua morte all'età di 92 anni. Diceva che ogni notte il Duomo era l'ultima cosa che guardava prima di andare a dormire. Sono stati il suo amore e la sua conoscenza di Firenze a rendermi cara questa bellissi­ma città. Un'altra storia di guerra è le­gata alla liberazione di Carpi da parte della nostra divisio­ne... un giorno felice per i nostri soldati e per i cittadini. Fummo accolti con entusia­smo, al quale rispondemmo lanciando alla gente che fa­ceva ala sulla strada princi­pale gomme da masticare, dolci, cioccolata e sigarette.  Anni dopo, quando ho letto la biografia di Luciano Pava­rotti. ho appreso che in mez­zo a quella folla, affascinato da quella parata di soldati americani felici, c'era anche lui. Due anni fa l'ho incon­trato a Washington e quando gli ho detto che ero uno dei liberatori americani, gli è sembrato di rivivere i momenti in cui correva a chiamare la madre perché lo accompagnasse a vedere i soldati americani. Lui era molto piccolo e impauri­to. Sua madre, che arrotolava sigari nella fabbrica locale, fi­nalmente cedette e lo portò a salutare quella divisione di montagna americana.  E' stato un ricordo molto intenso per entrambi; alla fine ci siamo abbracciati affettuosamente. mentre lui esclamava al­la folla che si era riunita: "Salute al monsignore, il mio libe­ratore". Non ho mai dubitato del calore degli italiani, che non è mai stato apprezzato come in quei duri anni di guerre.

               Washington: 8 Ottobre 1989. Davanti al Senato degli Stati Uniti (Don Napoleone e il Presidente dei "Cavalieri" di Cristoforo colombo, Sergio Micheli

    During World War II I fought in Italy with the United States Fifth Army in the 10th Mountain Division. The battles took piace on the high ground of the Northern Appennines. Monte Belvedere was amongst the highest. After the war we were sent to the Friuli area to guard Italy' s mountainous border threatened by Tito' s plan to annex Trieste and Fiume to community Yugoslav territory. We were under the command of the British Eight Army wich did not have a mountain division. That was over 45 years ago and time has a way of mellowing the memory. I was a soldier - a corporal in the mountain artillery. Our military objective had one focus; to drive the Germans back to Germany. They were seen by Americans as arrogant and insensitive expansionists as well as formidable enemy. And what about the Italians? By propaganda standards they too, were the enemy. Who can forget the "Treacherous Trio" Hitler, Mussolini and Hirohito? But in my heart no one could convince me that Italy was ever an enemy of the United States. I remember, with joyous confusion, watching Italian Americans from the North-End of Boston (a large Italian section of Boston) standing outside of the P.O.W. camp  (located in South Boston) where Italian soldiers were imprisoned during the war. The friendly feelings shown on both sides of the high chain-link fence was extraordinary. Bags of food (bread, salami, fruit etc.) were tossed over to the "enemy" with the joy and exuberance of a huge, happy volleyball game. That hospitable gesture made a myth of the "war propaganda" that Italy was our enemy. My first thought when I debarked froni the "USS General Mieges" in the bay of Naples was of that friendly scene between Italian prisoners of war and the Italian Americans in Boston. I prayed that, altough not Italian, I would be perceived as a friendly American soldier.

Washington 9 Ottobre 1989: davanti al Campidoglio, dopo una riunione del Congresso,

insieme al "Congressman" On. Franck Annunzio

The story about the October 8, 1989 Washington celebration in this issue is also a story about the prayer being answered. The fact is that during the war I never met Italians in or out of uniform, that did not have a special room in their heart for an American. During this strange part of the war, I never worried about the Italian as being an enemy. This helped considerably to take some of the pain out of the hatred that wars engender. After 45 years I think, with great affection, of Fr. Mario Frati, Pastor of Mary' s in Lizzano (during the war) whose hospitality invigorated my belief in humanity and of Fr. Napoleone Toccafondi, his able and sensitive successor, who keeps the human stories of that war alive and adds them to the Church' s 1000 year history. I think also of great Friuli friendships that were born in the mountains surrounding Tarcento and purified in the glistening water of the Torre River. Italians who protected me and shared with me their meager comforts. Ivo, Giulio, Nanni, "Mimo", who presently lives near me in Washington - a real gift to my aging process as well as to the memories his presence revives. These men were bright students during the war eager to learn about life in the United States.  Is  it  any wonder that I was blessed with a vocation to priesthood when during the most disturbing period of my life I was surrounded by such kind friends living in Italy's mountains midst so mach God given beauty. After the war, while waiting to return to the United States enroute to.fighting the Japanese, some of our division camped in the beautiful parks of Florence. During that free time I was fortunate to be guided around the historic city by a Red Cross volunteer, Rita Brunelleschi. She was a descendant of the great Brunelleschi She spoke impeccable English with great pride and shared her excitement about the beauty of Florence with American G.I.s She became Zia Rita as well as a life long friend until she died at age 92 several years ago. She confided that every night the Duomo was her last view of the city before retiring. It was her love and knowledge of Florence that endeared me to this beautiful city. Another Italian story born of the war had to do with ,our division liberating the town of Carpi... It was a joyous day for us soldiers and for the villagers - we  were received with happy enthusiasm and our response was to shower the people lining the main street with gum, candy, chocolates and cigarettes. Years later when I read Luciano Pavarotti' s biography I learned that he was in the crowd fascinated hy this parade of happy American soldiers. Two years ago I met Pavarotti during his visit to Washington and when I told him that I was one of the American liberators his eyes filled up with warm memories of running down to the factory to get his mother to go with him to see the American soldiers. He admitted to being very small and afraid. His mother, who rolled cigars in the local factory, finally gave in and took his hand and ran down the str. eet to welcome this American Mountain Division. It was an intense story-telling moment for us hoth which ènded in a warm embrace and a loud boast to the crowd that had gathered - "Salute to Monsignore - My Liberator". I have never douhted the warmth of the Italian heart beat. It was never more welcome than during those rugged war years .

            SAINT JOSEPH'S ITALIAN HERITAGE  

At the turn of the centurv, the arrival of the Italians to Washingtun, D.C., was much slower than that of the more popular seaport cities along the East Coast such as New York, Boston, ami Baltimore. The docu­ments of Saint Joseph's Church help to give some indication of the gradual migration of Italian immigrants to Washington. The parish was first establish ed by German immigrants under the pastorate of German Jesuits in 1868. This accounts for the German influence reflected in the architecture and art of Saint Joseph's Church. In their move eastward. from Saint Mary Mother of God Parish to Capitol Hill the Germans hall grandiose ideas about building a National Cathedral for all German Catholics in the United States. Lack of funds and a change in parish jurisdiction altered the plans. Thirty-three years later (1901). the first. signs of the Italian presence began to appear in the parish records. While these historical facts do not tell the whole story they do reflect the growth or Italian Catholics in the Capitol Hill area.  In 1913 the neighborìng Holy Rosary Church was dedicated as a National Italian Catholic Church. However, Saint Joseph's Church records attest to a sizeable Italian Community that continued to worship here until the beginning of World War II. On October 1, 1900, Benedetto Tarantino, whose parents came from Naples, was the church's first recorded parish baptism. A year later. Francesco Bottazzi, whose parents came from the town of larino, was baptized on December 15, 1901. On June 19, 1910, the first Italian wedding was celebrated between the Antonio Pignatella and Giuseppina Barra Families. On October 25. 1925, the Italian community was saddened by the death of young Rose Caporato who was two years old when she died. the first record of the death of an Italian parishioner... Sprinkled among the records are the names of famous Italian cities such as Roma, Napoli, Messina. and Palermo as well as some less known towns and villages, such as Casalattico. Fuglino, Vasto, Mascioni. and Cosenza. All have been woven into the fabric of Saint Joseph's Parish history, Most Italian immigrants were involved in the construction of the Federal Buildings. Their pride and joy is the Union Station. Its chief architectural character is a resemblance of the Baths of Caracala in Rome. The building stands in the open expanse of a piazza with the great central Figure of Christopher Columbus seeming to watch over the countless visitors setting out to discover Washington’s beauty, having arrived by train. The fountains, flowers, and colorful flags are reminiscent of the beautiful settings of Italy’s public buildings. By 1925. the Italian worshippers had outnumbered the earlier German parishioners. Monsignor Edward McAdams, who was pastor at the time, decided to memorialize the Parish's Italian heritage by dedicating stained glass windows in the Sacristy to the nautical accomplishments of Christopher Columbus. Soon after, devotions to Saint Anthony and Saint Theresa of Lisieux were added to the spiritual growth of the Parish through the encouragement of devout Italians.Most of the Italian parishioners have moved away tothe surrounding suburbs of Washington. However many return to the church of their younger days and of happv memories. At Christmas Midnight Mass, Easter Sunday, and on special family anniversaries you can find members of the Rubino, Anastasi, Puglisi, and Cinotti families in their special pews. In their heavenly pews we think of names like Bertolini, Abbate, Acosta, Marascio, Mastrorrocco, and other good souls known to God alone.
At this centenary anniversary celebration, we pray especially today for Italian families—living and dead--who contributed to Saint Joseph's deep and abiding faith in its community spirit. The people of Saint Joseph's Church chose to include in their centenarv celebration, the memory of the Italian immigrants who worshipped here while living and working in this historic neighborhood. The Centenary Committee rejoices in the presence of seventy guests from Italy who have joined distinguished Italian-Americans gathered today to open a year of ethnic celebrations. The Parish accepts. wìth pride, the beautiful gift of the Peace Sculpture from their Italian friends across the sea. The Parish will also revere the sacred soil of Monte Belvedere where many Americans sacrificed their lives for freedom and peace during World II. The shell casing will be placed on the Mary Altar of Saint Joseph Church in the mountain village of Lizzano. Most Italian immigrants were involved in the construction of the Federal Buildings. Their pride and joy 

VIVA LIZZANO-SPIGNANA !

VIVA WASHNGTON! 

We are grateful to the members of Saint Joseph's Parish Council and Robert Yates, ìts Chairman, for their tireless efforts in making this opening of the parish centenary such an hospitable event. We are grateful to Dr. Kevin and Mrs. Elise Smith, Chairpersons or the Centenary Committee and its members for their enthusiastic cooper­ation.

Washington 8 Ottobre 1989: Mons. Murphy  con alcuni membri del Consiglio Pastorale

 Special thanks to Linda Ciocci, Chairperson of SI Joseph's Parish Life Committee, and her husband Basilio as well as members of ber committee for sharing their time and talent to provide the festive picnic.

 

  We are grateful to Sergio Micheli, President, and Robert. Bannun, Vice President of the Lizzano-Washington Celebration which ends on Thursdav, October 12, 1989.

 

 We are deeply grateful to members of this committee for hosting this week-long Christopher Columbus visit. 

 
Dominic Antonelli-Leonard B. Dogget, Jr-Richard Nelson-Dale Brunner-Lyn Embry-Ulysses Auger-Gabriel Fontana-Charles Beaulieu-Norman Hardy

Special thanks to members of the Hospitality Committee for welcoming members of the Lizzano-Washington Group into their homes.

Mr. & Mrs Antonio Marinelli- Mr & Mrs Elio Posseto-Mr 6 Mrs Joseph Vaghi-Mr & Mrs George Zaffaroni-Dr.Margaret Giannini-Fhater Aldo Petrini-Dr. & Mrs Erminio Costa-Ambassador & Mrs. John Scali-Mr.Ezio Borchini-Mr. & Mrs. Basilio Ciocci-Mr. & Mrs.Sergio Micheli-Mr. & Mrs.Robert Bannon.

Our special thanks, also to our gracious volunteer guides, Denise Scali and Nina Baccanari.

 TANTE TANTE GRAZIE !

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WASHINGTON 10 OTTOBRE 1988- AL CENTRO DEL MONDO

COLUMBUS DAY

(Discorso celebrativo alla "CASA DITALIA"  presenti  I "Cavalieri di Cristoforo Colombo" ed alcuni Senatori, prima della cerimonia in piazza della Stazione davanti al monumento del grande italiano.)

Da parte di molti scrittori di storia, giornalisti,personalità varie,il nostro è stato chiamato il secolo americano. Evidentemente si tratta di una affermazione fin troppo ovvia che corrisponde ad una reità constantemente sotto i nostri occhi. Vi­viamo,infatti,nel secolo della supremazia degli Stati Uniti,con la loro forza,la loro ricchezza,la loro civiltà,la loro democrazia.Il viaggio che abbiamo avuto la fortuna di compiere al di qua dell'Oceano, ci offre l'opportunità di prendere coscienza più diretta di questa realtà raggiunta in un arco storico di poco più di due secoli. Per noi è difficile comprendere come un popolo di appena poche centinaia di abitanti,dallo sbarco dei primi coloni alla fine del '1500,sia potuto arrivare al grado di "grande potenza" rivelato nella prima e nella seconda guerra mondiale.La storia ufficiale degli Stati Uniti si fa comunemente cominciare con lo sbarco dei pellegrini del Mayflower nel 1620;ma la giornata di oggi dedicata in tutta l'America al ricordo di Cristoforo Colombo,può riempirci di orgoglio legittimo perché ci offre l'occasione di ricordare,sopratutto a noi stessi,la parte essenziale avuta da questo grande italiano in questa storia. Un orgoglio che deve aggiungersi a sentimenti di gratitudine verso il popolo americano che non sa dimenticare,come purtroppo facciamo noi in Italia,questi grandi personaggi che hanno contrassegnato per sempre la storia degli uomini.

 

  Washington: 9 Ottobre 1989. Columbus Day. In Piazza della Stazione omaggio del Gruppo lizzanese al monumento a Cristoforo Colombo. Da  destra si intravedono Don Napoleone, Castelli Giuseppe e Sbaragli Franco.

 Nel 1992 saranno trascorsi appena 500 anni dall'avventura delle TRE CARAVELLE e dallo sbarco nelle isole BAHAMAS raggiunte,dopo le note difficoltà,dal più grande navigatore di tutti i tempi e di tutti i paesi. As­sistendo oggi alla cerimonia commemorativa nei pressi del. Campidoglio,l'emozione sarà per noi certamente grande e non inferiore a quella che io stesso provai,in anni trascorsi,quando,nel Duomo di Siviglia,mi trovai improvvisamente di fronte all'arca monumentale che racchiude le spoglie di questo grande italiano. Ora offriamo questa Santa Messa per la sua anima.

 

 Washington 9 Ottobre 1989: Columbus Day in piazza della stazione

 Non possiamo dimenticare che Cristoforo Colombo,oltre che grande navigatore,fu anche anima di grande Apostolo a cui non mancò neppure l'aureola del martirio. Dell'Apostolo ebbe la fede incrollabile per superare ogni ostacolo,ed ebbe il misticismo che,col procedere degli anni,radicò nel suo spirito la persuasione di essere stato predestinato all'altissima missione di propagatore della fede oltre Oceano. Questo orientamento spirituale ha inizio al ritorno in Spagna dal primo viaggio e si consolida sempre più col procedere degli anni e degli eventi anche drammatici per lui. Colombo tanto più si avvicina a Dio quanto più si sente perseguitato,avvilito,disprezzato. Fiducioso nella sua missione evangeli­ca egli sa di essere ed è portatore di Cristo. Noi diciamo Cristoforo;lui si firma si firma spesso nelle sue lettere "CRISTOFERENS". Portatore di Cristo nel nuovo mondo, con Cristo portatore anche della sua Croce. Straziato nel corpo e nello spirito, mori a VALLADOLID, in Spagna,alla vigilia dell'Ascensione del 1506,dimenticato e abbandonato da tutti, assistito soltanto dai figli e pochi familiari.

Washington 9 Ottobre 1989: Columbus Day. Spettacolo in piazza della Stazione

Le sue ultime parole scolpiscono il destino di un santo:"In manus tuas Domine commendo animam meam. “Nelle tue mani Signore,io raccomando il mio spirito”. Ma segnano anche il cammino d un nuovo popolo che nascerà con i pellegrini del Mayflower nel 1620 e che erediterà, anche nella sua Costituzione,questo spirito essenzialmente religioso. C'è da dire che gli spagnoli,dopo le spedizioni di Colombo oltre Oceano,per prima ebbero l'occasione migliore,offerta da questo grande italiano,per inserirsi definiti­vamente nel territorio,a NORD COME A SUD, sfruttando l'intraprendenza e l'avventurismo dei propri "conquistadores";ma non riuscirono o non poterono spingersi oltre la costa.

Washington 9 Ottobre: "columbus Day" Don Napoleone sul palco delle Autorità  in piazza della stazione 

Alla fine del 1500 controllavano appena la Florida fino a S.Agostino. Non è difficile,per noi,immaginare che la loro espansione verso NORD e verso l'OVEST sarebbe stata inevitabile se,(la storia ha sempre di questi se),il 30 Luglio del 1508 la potenza spagnola non fosse stata ridimensionata e bloccata dall'Inghil­terra di Elisabetta Ia., con la distruzione dell'Invincibile Armada che Filippo II° aveva lanciato alla conquista delle isole Britanniche. Fu proprio da allora che gli Inglesi ebbero via libera nell'America Settentrionale con gli sbarchi prima sulle coste della Virginia e quindi nella Nuova Inghilterra. Distribuirò a tutto il gruppo alcuni fogli dattiloscritti da me redatti con elementi di storia di questo grande paese dalle origini fino all'acquisto dell'indipendenza. Una conoscenza certamente utile. L'On.Pezzati che ci accompagna, potrà parlarci,se lo riterrà opportuno e quando voi vorrete,di un altro italiano illustre,Filippo Mazzei,nativo del Poggio a Caiano,che appartiene, anch'egli, alla storia di questo paese. Se alla figura di questi grandi italiani del passato noi aggiungiamo quella di Amerigo Vespucci,fiorentino,i1 primo a convincersi che le nuove terre scoperte appartengono non all'ASIA,come credeva anche COLOMBO,ma ad un nuovo Continente che prenderà da lui il nome di America,ci convinceremo maggiormente della legittimità della nostra partecipazione alla festa di oggi e quindi delle occasioni straordinarie che abbiamo avuto con questo viaggio per riaffermare e consolidare la nostra amicizia col popolo degli Stati Uniti. Da parte di molti scrittori di storia, giornalisti,personalità varie,il nostro è stato chiamato il secolo americano. Evidentemente si tratta di una affermazione fin troppo ovvia che corrisponde ad una reità constantemente sotto i nostri occhi. Vi­viamo,infatti,nel secolo della supremazia degli Stati Uniti,con la loro forza,la loro ricchezza,la loro civiltà,la loro democrazia. Da parte di molti scrittori di storia, giornalisti,personalità varie,il nostro è stato chiamato il secolo americano. Evidentemente si tratta di una affermazione fin troppo ovvia che corrisponde ad una reità constantemente sotto i nostri occhi. Vi­viamo,infatti,nel secolo della supremazia degli Stati Uniti,con la loro forza,la loro ricchezza,la loro civiltà,la loro democrazia.  Il  viaggio che abbiamo avuto la fortuna di compiere al di qua dell'Oceano, ci offre l'opportunità di prendere coscienza più diretta di questa realtà raggiunta in un arco storico di poco più di due secoli. Per noi è difficile comprendere come un popolo di appena poche centinaia di abitanti,dallo sbarco dei primi coloni alla fine del '1500,sia potuto arrivare al grado di "grande potenza" rivelato nella prima e nella seconda guerra mondiale.La storia ufficiale degli Stati Uniti si fa comunemente cominciare con lo sbarco dei pellegrini del Mayflower nel 1620;ma la giornata di oggi dedicata in tutta l'America al ricordo di Cristoforo Colombo,può riempirci di orgoglio legittimo perché ci offre l'occasione di ricordare,sopratutto a noi stessi,la parte essenziale avuta da questo grande italiano in questa storia. Un orgoglio che deve aggiungersi a sentimenti di gratitudine verso il popolo americano che non sa dimenticare,come purtroppo facciamo noi in Italia,questi grandi personaggi che hanno contrassegnato per sempre la storia degli uomini. Nel 1992 saranno trascorsi appena 500 anni dall'avventura delle TRE CARAVELLE e dallo sbarco nelle isole BAHAMAS raggiunte,dopo le note difficoltà,dal più grande navigatore di tutti i tempi e di tutti i paesi. As­sistendo oggi alla cerimonia commemorativa nei pressi del. Campidoglio,l'emozione sarà per noi certamente grande e non inferiore a quella che io stesso provai,in anni trascorsi,quando,nel Duomo di Siviglia,mi trovai improvvisamente di fronte all'arca monumentale che racchiude le spoglie di questo grande italiano. Ora offriamo questa Santa Messa per la sua anima. Non possiamo dimenticare che Cristoforo Colombo,oltre che grande navigatore,fu anche anima di grande Apostolo a cui non mancò neppure l'aureola del martirio. Dell'Apostolo ebbe la fede incrollabile per superare ogni ostacolo,ed ebbe il misticismo che,col procedere degli anni,radicò nel suo spirito la persuasione di essere stato predestinato all'altissima missione di propagatore della fede oltre Oceano. Questo orientamento spirituale ha inizio al ritorno in Spagna dal primo viaggio e si consolida sempre più col procedere degli anni e degli eventi anche drammatici per lui. Colombo tanto più si avvicina a Dio quanto più si sente perseguitato,avvilito,disprezzato.

 Washington 9 Ottobre  1989: "Columbus Day. Corona al Monumento a Cristoforo Colombo

Fiducioso nella sua missione evangeli­ca egli sa di essere ed è portatore di Cristo. Noi diciamo Cristoforo;lui si firma  spesso nelle sue lettere "CRISTOFERENS". Portatore di Cristo nel nuovo mondo, con Cristo portatore anche della sua Croce. Straziato nel corpo e nello spirito, mori a VALLADOLID, in Spagna,alla vigilia dell'Ascensione del 1506,dimenticato e abbandonato da tutti, assistito soltanto dai figli e pochi familiari. Le sue ultime parole scolpiscono il destino di un santo:"In manus tuas Domine commendo animam meam. “Nelle tue mani Signore,io raccomando il mio spirito”. Il  viaggio che abbiamo avuto la fortuna di compiere al di qua dell'Oceano, ci offre l'opportunità di prendere coscienza più diretta di questa realtà raggiunta in un arco storico di poco più di due secoli. Per noi è difficile comprendere come un popolo di appena poche centinaia di abitanti,dallo sbarco dei primi coloni alla fine del '1500,sia potuto arrivare al grado di "grande potenza" rivelato nella prima e nella seconda guerra mondiale.La storia ufficiale degli Stati Uniti si fa comunemente cominciare con lo sbarco dei pellegrini del Mayflower nel 1620;ma la giornata di oggi dedicata in tutta l'America al ricordo di Cristoforo Colombo,può riempirci di orgoglio legittimo perché ci offre l'occasione di ricordare,sopratutto a noi stessi,la parte essenziale avuta da questo grande italiano in questa storia. Un orgoglio che deve aggiungersi a sentimenti di gratitudine verso il popolo americano che non sa dimenticare,come purtroppo facciamo noi in Italia,questi grandi personaggi che hanno contrassegnato per sempre la storia degli uomini. Nel 1992 saranno trascorsi appena 500 anni dall'avventura delle TRE CARAVELLE e dallo sbarco nelle isole BAHAMAS raggiunte,dopo le note difficoltà,dal più grande navigatore di tutti i tempi e di tutti i paesi.  As­sistendo oggi alla cerimonia commemorativa nei pressi del. Campidoglio,l'emozione sarà per noi certamente grande e non inferiore a quella che io stesso provai,in anni trascorsi,quando,nel Duomo di Siviglia,mi trovai improvvisamente di fronte all'arca monumentale che racchiude le spoglie di questo grande italiano. Ora offriamo questa Santa Messa per la sua anima. Non possiamo dimenticare che Cristoforo Colombo,oltre che grande navigatore,fu anche anima di grande Apostolo a cui non mancò neppure l'aureola del martirio. Dell'Apostolo ebbe la fede incrollabile per superare ogni ostacolo,ed ebbe il misticismo che,col procedere degli anni,radicò nel suo spirito la persuasione di essere stato predestinato all'altissima missione di propagatore della fede oltre Oceano. Questo orientamento spirituale ha inizio al ritorno in Spagna dal primo viaggio e si consolida sempre più col procedere degli anni e degli eventi anche drammatici per lui. Colombo tanto più si avvicina a Dio quanto più si sente perseguitato,avvilito,disprezzato. Fiducioso nella sua missione evangeli­ca egli sa di essere ed è portatore di Cristo. Noi diciamo Cristoforo;lui si firma si firma spesso nelle sue lettere "CRISTOFERENS". Portatore di Cristo nel nuovo mondo, con Cristo portatore anche della sua Croce. Straziato nel corpo e nello spirito, mori a VALLADOLID, in Spagna,alla vigilia dell'Ascensione del 1506,dimenticato e abbandonato da tutti, assistito soltanto dai figli e pochi familiari. Le sue ultime parole scolpiscono il destino di un santo:"In manus tuas Domine commendo animam meam. “Nelle tue mani Signore,io raccomando il mio spirito”.

 

                                           Washington: 9 Ottobre 1989. Piazza della Stazione. Monumento a Cristoforo Colombo

 Ma segnano anche il cammino d un nuovo popolo che nascerà con i pellegrini del Mayflower nel 1620 e che erediterà, anche nella sua Costituzione,questo spirito essenzialmente religioso. C'è da dire che gli spagnoli,dopo le spedizioni di Colombo oltre Oceano,per prima ebbero l'occasione migliore,offerta da questo grande italiano,per inserirsi definiti­vamente nel territorio,a NORD COME A SUD, sfruttando l'intraprendenza e l'avventurismo dei propri "conquistadores";ma non riuscirono o non poterono spingersi oltre la costa. Alla fine del 1500 controllavano appena la Florida fino a S.Agostino. Non è difficile,per noi,immaginare che la loro espansione verso NORD e verso l'OVEST sarebbe stata inevitabile se,(la storia ha sempre di questi se),il 30 Luglio del 1508 la potenza spagnola non fosse stata ridimensionata e bloccata dall'Inghil­terra di Elisabetta Ia., con la distruzione dell'Invincibile Armada che Filippo II° aveva lanciato alla conquista delle isole Britanniche. Fu proprio da allora che gli Inglesi ebbero via libera nell'America Settentrionale con gli sbarchi prima sulle coste della Virginia e quindi nella Nuova Inghilterra. Distribuirò a tutto il gruppo alcuni fogli dattiloscritti da me redatti con elementi di storia di questo grande paese dalle origini fino all'acquisto dell'indipendenza.

Washington 12 Ottobre 1989 alla CASA D'ITALIA: scambio di doni prima dell'addio

Una conoscenza certamente utile. L'On.Pezzati che ci accompagna, potrà parlarci,se lo riterrà opportuno e quando voi vorrete,di un altro italiano illustre,Filippo Mazzei,nativo del Poggio a Caiano,che appartiene, anch'egli, alla storia di questo paese.

Se alla figura di questi grandi italiani del passato noi aggiungiamo quella di Amerigo Vespucci,fiorentino,il primo a convincersi che le nuove terre scoperte appartengono non all'ASIA,come credeva anche COLOMBO,ma ad un nuovo Continente che prenderà da lui il nome di America,ci convinceremo maggiormente della legittimità della nostra partecipazione alla festa di oggi e quindi delle occasioni straordinarie che abbiamo avuto con questo viaggio per riaffermare e consolidare la nostra amicizia col popolo degli Stati Uniti. .

don Napoleone Toccafondi

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Washington 12 Ottobre 1989 : ultima cena alla Casa d'Italia. In attesa della partenza

  WASHINGTON 12 OTTOBRE 1989. CENA D'ADDIO ALLA CASA D'ITALIA-DON NAPOLEONE SALUTA E RINGRAZIA
 

    

Washington 10 Ottobre: 1989  Sul Campidoglio insieme col Deputato italo-americano Frank Annunzio (davanti a Don Napoleone giù in prima fila), dopo avere presenziato, in via eccezionale, ad una riunione del Congresso

 

 

 

          WASHINGTON 10 OTTOBRE 1989. IWOJIMA

OSSIA- CLIMB TO GLORY !

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