STORIA DEL SERG. JOHN MURPHY

 

 

 

Il

serg: John Murphy era sbarcato col suo Reggimento a Livorno all'inizio dell'Inverno del 1945.  Comandava una Compagnia di soldati della Xa Divisione. 
La sera del 15 Gennaio entrò in Chiesa, mentre nevicava fortemente. Fece sistemare i suoi sul pavimento  e di fronte alle garbate proteste del parroco, tirò fuori la corona del Rosario, per dimostrare che egli era Cattolico  e non intendeva assolutamente mancare di rispetto. Le necessità della guerra lo costringevano ad approfittare di quel momentaneo rifugio. Fu colpito dal Crocifisso di Baccio da Montelupo che dominava sopra l’Altare Maggiore e anche dalla fioca lampada ad olio del SS. Sacramento. Fece amicizia con Don Mario Frati, ed operò in paese, per oltre una Settimana, facendo molte opere di carità. Quando il fronte si spostò verso il Nord e, quindi, dovette lasciare la comoda sistemazione offerta dalla casa canonica, nel salutarlo, il parroco, come ispirato, gli disse: "Perché non ti fai Sacerdote ?"- Il serg. Murphy rimase lì per lì sconcertato; ma appena avuto il congedo, entrò all’Università di Harvard, a Boston, e si laureò in Teologia e Filosofia.  Divenne Sacerdote, amico di Presidenti degli Stati Uniti ed anche del Sommo Pontefice Giovanni Paolo II del quale fu ospite a Cracovia, in Polonia, , per oltre un Mese. 

 

 

 

 

Washington: Santuario della Madonna Immacolata: Incontro fra due vecchi amici

 

 

Nell'Agosto del 1985  arrivò a Lizzano alla ricerca del Parroco del tempo di guerra ormai defunto. Venne a me, lì per lì, l'idea di celebrare una "GIORNATA" per ricordare la sua vocazione ed anche il sacrificio dei "CADUTI" americani sulla linea Gotica. Alla mia proposta, con le lacrime agli occhi, rispose proponendomi  di presentare tale proposta alla "CASA BIANCA" ad Washington. Immediata fu l'accettazione da parte del Presidente Reagan. Nacquero così le due grandi manifestazioni del 4 Giugno 1988 a Lizzano e del 8 Ottobre 1989  ad Washington.

 

 

 

Morì il giorno 15 Settembre 1997 in una clinica di Boston, dove era stato ricoverato per una gravissima malattia. 
Comunicavano la notizia della sua morte, con grandi articoli, molti giornali americani e soprattutto "THE WASHINGTON POST" e " THE BOSTON GLOBE". Ai funerali, celebrati nella chiesa di S. Maria in Winchester, parteciparono anche gli Arcivescovi di Boston e di Washington. Nei discorsi commemorativi i due Cardinali ricordarono la storia particolare di Mons. Murphy e anche le grandiose celebrazioni che erano state fatte a Lizzano  e a Washington . E’ sepolto nel Cimitero di San
Giuseppe in West Roxbury. 

 

 

 

 

 

 Washington: Incontro di Mons. Murphy col Sen. Edward Kennedy

 

 


Una storia che lega, per sempre, a Lizzano, la sua azione sacerdotale che egli ha svolto, per alcuni anni, nella CHIESA DI S. GIUSEPPE presso il CAMPIDOGLIO a WASHINGTON, dopo avere portato a compimento ed inaugurato, con Paolo VI, il famoso "Santuario Nazionale della Madonna Immacolata " di cui era stato Rettore, per quasi 10 anni. 

 

 

don Napoleone Toccafondi

 

 

                                                                               DAL "DIARIO DI GUERRA ", DEL SERG. JOHN MURPHY
(traduzione della sig.na TONDINELLI ELISABETTA, di Lizzano).

"..Non era passato molto tempo dallo sbarco del consegnatario italiano "Sestriere" a Livorno, quando il nostro lungo e scuro convoglio di camion, dell'esercito americano, si dirigeva verso Est, nelle montagne settentrionali da' Italia. Ricordo che era una fredda notte di Gennaio e che si faceva sempre più freddo, poiché ci avvicinavamo alle strade di montagna, ormai coperte di neve.Ricordo anche che nessuno di noi parlava o domandava dove eravamo o dove stavamo andando. Il mistero di una così grande presenza americana e l'organizzazione tranquilla che sembrava darci una strana fiducia in quello che ci chiedevano. Gli unici suoni che potevamo sentire, poiché viaggiavamo nella totale oscurità, erano gli scricchiolii dei motori che procedevano verso l'alto a bassi giri, che lottavano nella neve e sugli aspri declivi di montagna. Di tanto in tanto, potemmo sentire delle voci che parlavano in italiano al bivio dei piccoli paesi di montagna. In lontananza si sentivano i suoni dell'artiglieria e poi il cielo si rischiarò disegnando all orizzonte più linee di montagne. Era la prima volta che vedevamo la guerra, quella vera, e il nostro pesante convoglio procedeva in quella direzione. Ancora nessuna conversazione, né domande, né risposte. Tutto era silenzio.
Ci era stato dato l'ordine di fare alcun rumore per non farci scoprire. Le bombe dirompenti, ci fornivano un panorama della guerra non dissimile da quello dei films di Hollywood. Ci avvicinammo l' uno all'altro a causa del freddo, della paura, e del disorientamento. Dopo due ore di salita continua, il convoglio si fermò e un bisbiglio di voci ci fece intendere di scendere dai camion e di dirigersi verso la Chiesa situata in cima ad un viale d' accesso vicino. Infatti, entro pochi minuti, questa Chiesa di campagna si riempì di soldati, di dispositivi militari e di conversazioni. Sebbene essa sembrasse un rifugio sicuro, faceva molto freddo. Molti soldati accesero la sigaretta, essendoli stato impedito di fumare mentre erano in convoglio. Era strano vedere questo luogo sacro usato come una stazione. Io ero a disagio in quella situazione e mi sentivo infreddolito, solo ed impaurito.Improvvisamente sollevai lo sguardo all' altare e i miei occhi colsero il rosso bagliore della lampada del Santuario, la magnifica fiamma che testimoniava la presenza di Gesù. Fui subito colpito dal pensiero che se il Signore sopportava volentieri questo freddo, io non potevo certo lamentarmi. Dopo pochi istanti, vidi un prete che attraversava il Santuario dirigendosi verso di noi.  Era un uomo dall' aspetto vigoroso con un' andatura veloce. La sua tunica nera, copriva per intero il suo fisico, e la sua faccia, rubiconda ma bella, irruppe in un caldo sorriso che rimosse istantaneamente la severità della sua immagine clericale.
 Ricordo di essere stato attratto dalla sua cordialità, e mi diressi direttamente verso di lui. Non conoscendo nessuna parola in italiano, presi il mio Rosario e lo innalzai come se fosse un'offerta di pace. 
Gli occhi del parroco si illuminarono mentre egli mi chiese: " E tu cattolico? ".

 

 

 

 

 

 

Questo fu il mio primo dialogo in italiano, e io capii. Così accennai di sì, e da quel momento Don Frati divenne il mio amico per la vita. Egli accolse i soldati americani con calore e gentilezza e li ringraziò per aver protetto il popolo di Lizzano dagli ulteriori dolori della guerra. Presentai Don Frati al mio grande amico e compagno d' armi dal Vermont, Bill Quella fredda notte in cui trovai ospitalità nella Chiesa di Lizzano, riuscii a dormire profondamente e per questo ringraziai Dio per l' universalità di una religione che ha il potere di farti sentire a tuo agio anche nelle circostanze più bizzarre. Ringraziai Dio anche per il dono del sacerdozio di Don Mario Frati. Inoltre ringraziai Dio perché io non avevo dovuto dormire in qualche freddo riparo all' aperto, di là dalle mura di Santa Maria Assunta. L' indomani sarebbe venuto abbastanza in fretta, con la piena realtà delle bombe, del fronte e dei nemici della Xa Divisione."
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