SPIGNANA DI SAN MARCELLO PISTOIESE

 

 

Don Toccafondi nominato monsignore dal vescovo durante la messa

 

   Nomina a sorpresa nella parrocchia di Spignana e Lizzano con decreto papale del 24 Gennaio 2014. 

 Il vescovo di Pistoia mons. Mansueto Bianchi, sabato pomeriggio, 22 marzo 2014, è salito nel paesino montano per assistere alla messa celebrata da don Napoleone Toccafondi (nella foto).

 Già la presenza del vescovo ha destato stupore e molta gioia nei fedeli presenti alla Messa, ma la sorpresa maggiore c'è stata quando mons. Bianchi, nel corso della funzione religiosa, ha letto in Chiesa il "Decreto" papale con la nomina a Monsignore di  don Napoleone, alla presenza di un folto gruppo di fedeli da tutta la montagna. Ricordiamo che il parroco cura le anime di Spignana e Lizzano dal 2 Marzo del 1952 e perciò molto conosciuto. (a.s.)

( Notizia riportata da  "REPORTCULT "sito a Pistoia in via Macalle', 93 e  pubblicato in Montagna)

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 DOMENICA 3 LUGLIO 2011

LIZZANO PISTOIESE  UN VIAGGIO NEL PASSATO ALLA RICERCA DELLA SUA STORIA

 

 

Lizzano fu castello importante   ed antichissimo della Montagna Pistoiese, la cui vicenda storica, di particolare rilievo nell’alto MedioEvo, sembra essersi conclusa con la frana dell’Anno 1814 quando un imponente movimento di terreno seppelli’ la maggior parte del Paese e, con esso, le testimonianze di un glorioso e antico passato. La collocazione, infatti, di questa frazione del Comune di S.Marcello, nel contesto attuale comunitario, non corrisponde, certamente, né a quelle che sembrano essere le sue origini, né al predominio, civile e religioso, che esso ebbe nel Medio Evo su tutti gli altri Paesi. La Chiesa attuale  fu costruita dal Granduca di Toscana nell’Anno 1827, dopo la frana del 1814, ma conserva ancora oggi  le numerose opere d’arte  che si riuscì a salvare dell’antica Pieve costruita prima dell’Anno Mille. e citata in un documento imperiale  delL’anno 997 dall’Imperatore di Germania Ottone III°,. Essa dette origine a tutte le altre Chiese della Montagna e i confini del Comune di Lizzano, nell’Anno 1255, si estendevano fino al Frignano (Modena).

 L’ordinamento comunale si consolidò, a Pistoia, a partire dal secolo XII°, dopo l’alta signoria esercitata dal Vescovo sulla città e sul contado, prima col regime consolare e, poi, per mezzo delle “podesterie”..

Tale ordinamento era stato riprodotto anche nei comuni di montagna, sui quali Pistoia era riuscita ad estendere il suo dominio, sostituendolo a quello esercitato fino allora dai Conti Guidi .

Dal libro degli Statuti del Comune di Pistoia, apprendiamo dell’esistenza di un “podestà”, a Lizzano e Spignana, che durava, in carica, sei mesi e del divieto, imposto al medesimo, di costruire nuove fortificazioni... Quest’imposizione era certamente da riferirsi allo stato di continua agitazione, e, in sostanza, di rivolta, in cui si trovavano le comunità della Montagna Pistoiese in generale e il comune di Lizzano in particolare.

Si può affermare che quest’odio e divisione esistente nelle singole comunità, anche al di fuori dell’ambiente cittadino, ma forse anche più accentuata e marcata proprio nel contado e in montagna fra partiti e fazioni diverse, fu un fattore costante nella vita dei comuni italiani a partire dal secolo XII° dopo che anche in Italia, come già in Germania, erano cominciate le contrapposizioni fra Guelfi e Ghibellini. Mentre, però, in Germania, guelfi e ghibellini designarono in sostanza, almeno all’inizio, i seguaci di due “casate”, (gli Welfen e gli Hohenstanfen) in Italia indicarono, rispettivamente, i fautori del Papato e del potere temporale gli uni, e quelli dell’Impero, avversi alle libertà comunali, gli altri. Successivamente, vennero poi ad indicare fazioni cittadine contrastanti, per interessi particolari, spesso senza alcun riferimento alle contese fra papato e impero.

A Pistoia la lotta si accese e si caratterizzò, nell’ambito stesso di una delle più ricche e potenti famiglie, quella dei Cancellieri, a causa di una rissa scoppiata in una taverna. Nacquero così le due fazioni dei “Bianchi” e dei “Neri”, che presero a far rivivere, più ferocemente, le lotte fra i due partiti dei ghibellini e dei guelfi.

In parte ghibellina, fin dall'inizio, parteggiò  anche l'altra famiglia potente di pistoia quella dei Panciatichiper cui, durante tutto il Medioevo,fino all'istituzione del "Capitanato" di montagna, la vita in montagna, come quella in  Città, fu interessata da lotte feroci fra le due famiglie  e fra i partigiani dell’una e dell’altra parte. A Spignana si parteggiò peri Guelfi; a Lizzano per i Ghibellini. Una relativa tranquillità fu raggiunta, anche se per breve tempo, solo dopo l’accordo, stipulato fra Pistoia e Firenze nel 1297 e la nomina, in tempi successivi, dei cosiddetti “Capitani". 

 

 

                                                                                           

 Nelle loro mani erano riuniti tutti i poteri amministrativi, giurisdizionali ed esecutivi, con la speranza di ottenere risultati migliori di quelli ottenuti, fino ad allora, con l’istituto delle “podesterie”, anche se questa carica, inizialmente, continuò a coesistere.

 

Il compito del “Capitano di giustizia” era, insieme, quello di giudice criminale e di tutore della sicurezza pubblica per cui, per diritto, era anche il capo d’alcuni sbirri e il comandante di una schiera armata, per la difesa del territorio da nemici interni ed esterni. La “sede” di tale nuova istituzione dovette essere, necessariamente, centrale, rispetto al territorio amministrato e certamente di prestigio, per l’importanza che, l’istituzione stessa, assumeva, rispetto a quella delle “podesterie”.

Se ci furono, infatti, più podesterie nell’ambito di un medesimo comune, (come dimostrerebbe l’esistenza sopra accennata di un Podestà a Spignana e un Podestà a Lizzano), il “Capitano di giustizia”, era, invece, nominato per l’intero comune e con compiti che, probabilmente, andavano anche oltre i limiti territoriali propri della medesima comunità. È vero, infatti, che la sua residenza, in “Montagna”, per motivi vari che andarono spesso a prevalere su quelli istituzionali, si alternò, in tempi successivi, fra Lizzano, Cutigliano, San Marcello.

 

Secondo il Cini fu il comandante Angiolo Panciatichi, nel 1330, che ebbe il privilegio di essere scelto dal popolo stesso come primo Capitano, col compito di vigilare sulla vita delle popolazioni montane, dopo avere sconfitti al castello di Lucchio alcuni ribelli della Lucchesia che spesso facevano incursioni sulla Montagna Pistoiese,

 

 In ogni modo, se non fu il primo, fu uno dei primi della serie a contraddistinguere, nel secolo XIV,° la storia della Montagna Pistoiese. Il Comune di Lizzano, almeno fino a tutto quel secolo, fu il più importante di tutto il vasto territorio montano e sicuramente il primo ad avere il privilegio di costituire la sede di residenza, per la nuova “Autorità”, nel palazzo pretorio al “CASTEL DI MURA”, per quanto si abbiano notizie assai scarse al riguardo. Non ci aiutano a chiarire il problema né il Cini che vorrebbe la medesima “Sede”, in principio, nel palazzo pretorio di San Marcello, , e neppure il Farinati che pure sembra favorire la sede di Lizzano . Sembra, però, accettato da tutti che questo privilegio fu perduto per sempre intorno all’anno 1373, successivamente e a causa dei tragici fatti accaduti a Lizzano e che una tradizione costante, riportata da alcuni scrittori, ci ha fatto conoscere. Si parla di un tumulto popolare scoppiato contro il Capitano dell’epoca, assediato nel palazzo pretorio e poi fatto volare dalla finestra del Palazzo, durante una festa da ballo, per avere abusato dell’onestà di un'avvenente ragazza lizzanese. La vicenda luttuosa  ebbe notevole risonanza e non solo in Montagna ed è da iscriversi fra i fatti più nefasti capitati nei secoli alla Comunità di Lizzano. Lizzano perse definitivamente  il privilegio di  essere la Sede dell’unica Autorita’ allora costituita.

 

  È proprio da quel periodo di storia, infatti, che ha inizio la decadenza dell’antico Castello e Comune sempre più a vantaggio d’altre comunità che, pur dipendenti ancora civilmente e religiosamente dal Capoluogo e Pievania, acquistano via via sempre più marcatamente un ruolo indipendente e predominante.  Il discorso è da riferirsi soprattutto a Cutigliano, fino a quel tempo una, delle tante borgate o frazioni del capoluogo. Per la vicenda del Capitano di giustizia “defenestrato”, Cutigliano registrò immediatamente il vantaggio che, stupidamente, gli offrivano i lizzanesi e mise a disposizione del nuovo Capitano inviato da Pistoia, una casa presa in affitto che dovette assolvere, bene o male, per i primi tempi, alla funzione di “Palazzo Pretorio”. II terreno per la costruzione della nuova più decorosa “sede” fu acquistato con contratto del 6 SETTEMBRE 1377 dai rappresentanti di sette Comunità Montane, con uno sborso totale di duecentottanta fiorini d’oro[1]. In un documento riportato per intero dal Farinati, leggiamo che Lizzano sborsò ben ottantaquattro fiorini d’oro, Cutigliano cinquantasei fiorini, Popiglio e San Marcello quarantasei fiorini ciascuno, quarantotto soldi e otto danari, Gavinana ventinove fiorini,cinquantanove soldi e otto danari, Mammiano dieci fiorini ventinove soldi e otto danari, Piteglio sei fiorini e trentasette soldi. Il confronto fra queste ripartizioni di spesa fa già comprendere l’importanza e la grandezza che aveva sempre Lizzano nei confronti delle altre Comunità. Dobbiamo, però, credere che il contributo non sia stato solamente in fiorini d’oro, perché molte altre cose, facenti parte del suo vecchio palazzo pretorio, andarono certamente ad arricchire quello nuovo e non deve essersi trattato solamente del famoso “marzocco” che i lizzanesi hanno sempre, da allora, rivendicato.                                                                                               

L’amarezza per il nuovo stato d’inferiorità nei confronti dei paesi vicini determinatosi di seguito ad avvenimenti perfino ridicoli pur nella loro tragicità, deve avere agitato a lungo gli animi dei cittadini di Lizzano se, ai primi dell’anno 1400, li troviamo ancora animosamente arroccati nella difesa d’alcuni privilegi ecclesiastici che li avvantaggiavano, nonostante tutto, nei confronti dei cutiglianesi. Lizzano, infatti, come Pieve Madre delle altre Chiese dell’intero territorio, continuò per lungo tempo, fra gli altri Comuni di Montagna, a rendere più solenne” la festa di Sant’IACOPO a PISTOIA, inviando “il palio”, con centocinquanta uomini, accompagnati da trombe, tamburi, “ed altri diversi strumenti, dietro la processione”. Certamente lodevole e importante l’iniziativa assunta, oggi, dalla “PRO LOCO” di Lizzano, di  collocare una copia del famoso “marzocco” in piazza della Chiesa.  Questo leone accovacciato,simbolo della citta’ di Firenze ricorda l’influenza avuta dalla Repubblica fiorentina anche in montagna e, sicuramente, adornò il palazzo comunale di Lizzano  con tutti gli altri simboli  collocati, poi, a Cutigliano nella nuova “Sede”  del Capitano. Tale iniziativa è importante perché contribuisce, a tener viva la memoria del proprio passato. La coscienza e la memoria del proprio passato, anche da parte delle piccole comunità, facilita il compito del cammino da percorrere e di procedere verso il futuro con la consapevolezza di coloro che credono e non trascurano gli insegnamenti  che possono venire dalla "Storia ".

 . Le origini , se vogliamo accogliere le opinioni più comuni di antichi scrittori, sono legate alle vicende storiche dei Galli e dei Romani  di cui ci parla  lo storico romano Tito Livio. Lancisa o Ancisa, piccolo centro posto sulla strada antichissima che portava oltre Appennino, fu proprio al centro della famosa battaglia, cosiddetta della “Silva Litana”, che si svolse nel 215 a.C. in cui furono annientate, dai Galli, le legioni del Console Postumio massacrato, poi, con i superstiti, in localita’ ancora oggi chiamata “CHIUSA GALLI”. Il nome “LIZZANO”, infatti, sembra tradurre etimologicamente proprio quel termine “LITANA” che, secondo Tito Livio, fu dato dai Galli ad un territorio vastissimo  che si estendeva al di qua e al di là dell’Appennino e che Astolfo, re dei Longobardi, nel 753, indicò, in un documento, col termine di “MASSALIZANUM” quando assegno’, al duca del Friuli (suo cognato) poi diventato Santo (S.Anselmo di Nonantola), tutto il territorio dell’antica “Silva ”.                                                               

Nel territorio di Lizzano furono sempre comprese altre localita’ come Pratale e Vizzaneta, ed anche Cutigliano e Spignana. Pratale sorse come villaggio rurale attorno ad un antico mulino, ormai scomparso, che il Vescovo di Pistoia affidò alla famiglia “LOTTI”; ma che, nel corso dell’anno  1300, fu spesso occasione di accanite controversie fra Lizzanesi e Pratalesi. Vi transitava la strada, oggi scomparsa, che congiungeva Lizzano a Cutigliano, attraverso il colle di S.VITO dove, per molti secoli, nel giorno della festa, convennero le Processioni che muovevano dai due centri, per la benedizione delle campagne. Vi si trovava, infatti, una Chiesetta, detta del “Cerleto”, che era stata costruita nei primi secoli del Cristianesimo, sulle rovine di un tempio pagano dedicato alla Dea “CERERE”protettrice delle biade e delle  messi. Da questo, in Era Cristiana, la consuetudine di benedire le campagne nel giorno della festa dei S.S.Vito e Crescenzo. Sulla riva sinistra del torrente “Volata” sorge la piccola borgata di VIZZANETA, proprio sull’antica strada medioevale, detta del “Frignano”, che metteva in comunicazione, attraverso la “CROCE ARCANA, la pianura padana con la Toscana. Nei Secoli XVII° E XVIII° fu anche Sede di un doganiere che dipendeva da quello di Boscolungo.

C’e’ da dire che Lizzano entrò a far parte definitivamente della 7a Regione, e cioè dell’Etruria, solo con la riforma amministrativa di Cesare Augusto e il suo territorio, ancora oggi, delimita a Nord i confini della Toscana. Prima di Cristo, detto territorio, fu incluso, di fatto, entro i limiti meridionali della GALLIA CISALPINA e con le fortezze poste sulla direttrice di MONTE CASTELLO, chiamato nel  Medioevo “CASTEL DI MURA”, contrastò a lungo l’espansione verso l’Italia Settentrionale della potenza romana. 

Nella seconda guerra mondiale fu base di arroccamento per la Xa Divisione da Montagna della Va Armata a ridosso del sistema difensivo tedesco  della “Linea Gotica”. La vicenda umana  di Mons. John Murphy, ex sergente della Xa Divisione, ha caratterizzato, in questi ultimi anni, la storia di questo Paese, con manifestazioni ed  interventi che hanno coinvolto anche personaggi illustri del Congresso e della Casa Bianca  sia a Lizzano il 4 Giugno del 1988 e a Washington il   3 Ottobre del 1989, con notevole risonanza  specialmente negli Stati Uniti. Fu in seguito a queste manifestazioni  che  l’Associazione Nazionale Alpimi e la federazione Internazionale Europea dei soldati di montagna, il giorno il 30 Maggio del 1991, inaugurò il primo Sentiero della Pace che metteva in comunicazione il lato Nord (Lago di Pratignano) col lato Sud (Lizzano Pistoiese –località Butale) della famosa “LINEA GOTICA”.  Commovente  fu, nell’occasione, l’abbraccio fra  i reduci americani della Xa Divisione da montagna e  i soldati  alpini tedeschi  che qui avevano combattuto, alla presenza  di numerosi gruppi  di  reduci di molte altre Nazioni.

Quassù riuniti, davanti all’Altare con la S.Messa da me celebrata, non per una rievocazione di guerra, ma per un impegno ed un messaggio di pace.

 

24 Luglio 2011-07-18    =============                           don Napoleone Toccafondi  =======

 

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"LA NAZIONE"


 

 

 

 

 

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 PROFUGHI DALLA  TUNISIA  A LIZZANO PISTOIESE

Stà per concludersi entro il mese di Aprile la vicenda dei profughi tunisini a Lizzano, accolti  nella “CASA VACANZE MARIO LONGHI DORNI”, della Diocesi, il giorno 5 Aprile.

La notizia era stata data dal Parroco  alla Messa del  3 Aprile, suscitando alcune preoccupazioni e perplessità maturate via via dalle notizie che filtravano dalle esperienze, nei giorni precedenti, delle varie località di accoglienza  Ci fu l’invito ad una fiduciosa serenità e tranquillità e quindi anche alla collaborazione  con le Autorità, per risolvere, nel possibile, eventuali problemi emergenti.

MI RIFIUTO DI CREDERE, ( anche queste le parole usate  di don Napoleone) che i cittadini di Lizzano e anche di Spignana, non possano non esprimere solidarietà e spirito di vera carità cristiana manifestata, abitualmente, in molte altre occasioni.

L’istituzione recente della “Associazione della Misericordia”, con l’adesione entusiasta di quasi tutta la popolazione e la generosa partecipazione di tutti i giovani e meno giovani, dimostra a sufficienza che non può mancare sicuramente lo spirito di fraternità e carità veramente universale, nella drammaticità degli avvenimenti in corso e, perciò, nella collaborazione fiduciosa con  le istituzioni e tutte le autorità responsabili.”Fin dal primo giorno fu possibile comprendere che certe preoccupazioni  venivano annullate  dal comportamento assolutamente civile, subito manifestato, dei quaranta giovani arrivati nella mattinata di Martedì 5 Aprile, dopo lo sbarco a Livorno ed il controllo  effettuato a Pistoia dalle “AUTORITA”.

                                                                        Lizzano Pistoiese : Vigilanza e assistenza  ai profughi

Un comportamento che  suscitava immediata simpatia, cordialità nei rapporti, spirito di collaborazione nella popolazione: rispetto, cura della persona, cortesia, primi nei saluti, gratitudine. Una testimonianza: le parole del 29enne YOUSSUFI NASR, diplomato in meccanica: “Conto di recarmi a Milano, poi in Spagna e quindi in Danimarca dove ho parenti. Ma spero, in futuro, di poter tornare, anche da turista, in questo bellissimo paese di Lizzano dove sono stato benissimo.” Il 28enne AHMED partendo per la Germania dove ha una sorella, manifestava soddisfazione e gratitudine verso tutti  coloro che gli hanno permesso di soggiornare in questo antico borgo montano. “ Abbiamo sempre cercato, come sottolinea YOUSSUFI, di manifestare il massimo rispetto verso tutti, salutando cortesemente quanti incontravamo e impegnandoci nel dare il minor fastidio possibile alla comunità locale.”

Un esempio molto significativo: molti  fedeli di Lizzano chiedevano fin dall'inizio che fine avessero fatto i CROCIFISSI delle camere. Subito dopo l'arrivo questi giovani tenevano a precisare che volevano pregare secondo la loro religione;ma rispettavano anche la nostra,   chiedendo  spontaneamente di  lasciare i Crocifissi al loro posto. 

Immigrati a Lizzano una esperienza forte

Un racconto da Sara e Francesca, di Caritas Pistoia


Pistoia, 22 aprile 2011 - Sara e Francesca, per Caritas Pistoia, prestano servizio nella casa per ferie della diocesi in quel di Lizzano, nel comune di San Marcello Pistoiese. Sono lì, tutti i giorni, da quando la Chiesa pistoiese, tramite Caritas, ha accettato di mettersi a servizio dell'operazione di accoglienza degli immigrati (tutti giovani e, nel caso di Lizzano, tutti maschi) arrivati dalle coste del Nord Africa dopo un tragitto, in barcone, non semplice e neppure a poco prezzo.

Sono stati smistati, a Lizzano, in poco meno di 40 e oggi, dopo la concessione del famoso "pezzo di carta", ne sono rimasti assai meno. Presumibilmente, per Pasqua, non raggiungeranno le 10 unità.

Per il piccolo paesino della nostra Montagna (neppure 100 abitanti, in prevalenza anziani) l'arrivo di decine di giovani immigrati, di altra lingua e altra religione, ha rappresentato una "novità" decisamente forte. Ma anche per Sara e Francesca, così come per le altre persone che - militari o meno - hanno accompagnato l'intera operazione, si è trattato di una esperienza importante. Ecco quanto le due ragazze, ieri, hanno scritto.

 LE VOCI CHE SI SENTONO A LIZZANO

Lizzano Pistoiese, 21 aprile 2011 - Siamo a 4 giorni dalla Pasqua di Resurrezione, a Lizzano si respira una fresca aria di primavera, ci sono gli alberi in fiore e il sole rende tutto luminoso....bello. All'interno della Casa per Ferie della Diocesi di Pistoia, intitolata a Mons. Longo Dorni, si sentono le voci, in quattro lingue, almeno, differenti e un odore intenso di spezie, profumi e odori.

L'esperienza di Lizzano potremmo riassumerla così: Nessun tafferuglio, nessuna asprezza, solo dialogo e tanta voglia di ricominciare. Le persone arrivate a Lizzano hanno portato un carico di umanità che ancora dobbiamo "digerire". Gli abitanti di Lizzano sono stati tutti accoglienti e disponibili. Come in una grande famiglia se abbiamo avuto bisogno di aualsiasi cosa. ali abitanti di Lizzano con un sorriso e una mano generosamente tesa hanno dato il possibile.

La vicina Caritas di San Marcello ci ha messo a disposizione il loro magazzino alimentare e ha sensibilizzato la comunità affinché tutti avessero ciabatte, scarpe e vestiario. Nessuno dei volontari presenti a questa esperienza (oltre Caritas, la Misericordia, la Coop Mise, la Protezione Civile) può dire diversamente.

Ogni ospite, a suo modo e con la sua storia, ha lasciato dentro di noi un piccolo granello di sapere in più. Non è retorica, abbiamo ricevuto, non dato. Intorno alla questione "Lizzano" si è detto molto, come del resto molto si è detto e si continua a dire circa l'emergenza immigrazione, dalla politica nazionale a quella europea, ma anche passando tra la gente per le strade, malumori e perplessità in questa Italia pressata da un momento storico difficile. Ciò di cui si parla poco è la realtà quotidiana di viaggi in mare in cui molti perdono la vita, di enormi aspettative, vite, volti, storie che non restano sospese in numeri facili da lasciar passare attraverso le immagini del telegiornale, ma s'incarnano e ci interrogano su una questione davvero importante per ognuno di noi poiché coinvolge ognuno di noi: l'umanità. (Sara e Francesca, di Caritas Pistoia)

 

Parole da meditare. Anche - per chi ha fede - alla luce della Pasqua che sta arrivando.

(Mauro Banchini)

www.diocesipistoia.it/news.asp?id_ne... 

 

 L'ultimo gruppo di giovani rimasti, saluta e ringrazia poco prima della partenza, in una foto ricordo con le operatrici della "CARITAS"di Pistoia Sara e Francesca  e con Don Napoleone .    

 Il Paese di Lizzano in procinto di tornare alla vita di sempre, non può non esprimere soddisfazione, salutare e ringraziare questi gentili ospiti, augurare anche per le loro famiglie una vita più serena e di maggiore tranquillità. Un ringraziamento particolare anche per gli operatori ed operatrici della "CARITAS" Diocesana e della "MISERICORDIA" di Pistoia, per l'esempio di vera carità cristiana sottoposta all'attenzione della nostra parrocchia.

DON NAPOLEONE
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  A TESTIMONIANZA  PER TANTE ALTRE ANALOGHE SITUAZIONI CHE SI STANNO VERIFICANDO IN MOLTE ALTRE REGIONI D'ITALIA, PROPONGO L'ARTICOLO-INTERVISTA DI ANDREA SPADONI CHE

"il GIULLARE",

mensile di approfondimento della "Valdinievole" e di PISTOIA, ha pubblicato NEL NUMERO 18 DEL MESE DI APRILE per esaltare questa vicenda assolutamente positiva. 

 

 

 TUTTA  LA VICENDA E’ STATA  PRESENTATA  CON VARI ARTICOLI  ANCHE DAL GIORNALE 

LA NAZIONE” DI FIRENZE",

SOPRATTUTTO NELLA CRONACA  DI PISTOIA, CON ARTICOLI DI ALESSANDRO TONARELLI.

RIPROPONIAMO  ALCUNE PAGINE. 

 

 

 

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Breve storia della nascita della MISERICORDIA

A LIZZANO PISTOIESE

- sez. di
PISTOIA- Istituzione sacrosanta

 

  Lizzano Pistoiese: Gruppo volontari della "Misericordia" 

 

 In data 12 settembre 2006, in occasione di una Assemblea popolare, su iniziativa del nostro compaesano GIUSEPPE MONTAGNA, attualmente Sindaco del Comune di Abetone, è nata la nuova MISERICORDIA LIZZANO PISTOIESE sez. di PISTOIA, con adesione entusiasta da parte di tutta la popolazione. In data 12 settembre 2006, in occasione di una Assemblea popolare, su  iniziativa del nostro compaesano GIUSEPPE MONTAGNA, attualmente Sindaco del Comune di Abetone, è nata la nuova MISERICORDIA LIZZANO PISTOIESE sez. di PISTOIA, con adesione entusiasta da parte di tutta la popolazione. . 

 

 

               

                                                                                                               Lizzano Pistoiese: Benedizione e inaugurazione 

    In detta data venne definito il Consiglio Direttivo, ripartite le cariche ed eletto Presidente lo stesso Montagna. Immediatamente venne costituita anche una squadra di sedici- diciotto volontari. Certamente pochi, ma con lo spirito e la convinzione giusta per far si che da subito si potesse operare nel campo dei servizi sociali. All'inizio della ns. breve storia, eravamo dotati, su gentile e gratuita concessione della MISERICORDIA di PISTOIA, di una autovettura FIAT MAREA abilitata al trasporto sangue ed emoderivati, che ci ha permesso di svolgere, per gli ultimi mesi del 2006 e fino a febbraio 2007, numerosi interventi sia per conto dell'ASL, sia per conto della “Gestione Associata Servizi Sociali” dei Comuni di S. Marcello, Abetone, Piteglio e Cutigliano. Dopo questo rodaggio, e visto il crescente interesse, il numero dei Volontari, che, ricordiamo al momento della nascita era intorno ai 16/18, pian piano è passato, e può ancora contare a tutt'oggi, su oltre 30 Volontari. A seguito di questo breve rodaggio, e su insistenza del Coordinatore del 118 di Pistoia Soccorso, si è deciso di provare ad effettuare anche il servizio Ambulanza Ordinaria, per cui, sempre grazie alla MISERICORDIA di PISTOIA, ci siamo dotati anche di un'Ambulanza FIAT SCUDO. .Con l'innalzamento del numero dei Volontari, e la sempre crescente richiesta di servizi, nel giugno 2007 è stata aggiunta, anch'essa concessa in comodato gratuito dalla MISERICORDIA di PISTOIA, una autovettura FIAT NUOVA PANDA 4X4, utile soprattutto nel periodo invernale.A coronamento del successo riscontrato nella nostra comunità, e come le altre Misericordie della zona, anche noi necessitiamo di una sede, attualmente mancante. A breve è in programma, con la partecipazione del Comune di S. Marcello P.se, ed in collaborazione con la locale Pro Loco "I CEDRI", la costruzione della sede in Lizzano Pistoiese. Ad oggi, a distanza di due anni dalla nascita, siamo sempre più convinti che la scelta di effettuare volontariato, esclusivamente allo scopo di dare un sostegno morale e materiale a chi è meno fortunato di noi, ci arricchisce ogni giorno di più, ripagandoci in un modo che nessuno di noi avrebbe mai immaginato. A nome di tutti i Volontari, ed orgogliosi di svolgere tale missione, ringraziamo la MISERICORDIA di PISTOIA per tutto ciò che ci ha messo a disposizione, ed in modo particolare il Suo Presidente Cav. BRUNI ALIGI.

                                                                                                                        Iori Claudio

 Pro Loco “I CEDRI”. 

“Nel giugno del 2006, è nata la nuova Pro Loco “I CEDRI” di Lizzano Pistoiese. Fin dall’inizio il Gruppo di lavoro si è attivato per creare iniziative e idee al fine di risvegliare un paese assopito da anni. Numerosissime sono state le feste, peraltro applauditissime, sia dai villeggianti che dai residenti, con numerose grigliate, spettacoli di intrattenimento vari e balli nelle piazze del paese e nei sobborghi limitrofi.

 

    LIZZANO PISTOIESE: particolari del presepio

Il fiore all’occhiello, che peraltro ha fruttato molta soddisfazione sia a chi ha partecipato alla sua realizzazione, nonché alla comunità intera, è l’ormai caratteristico Presepe, allestito nel parco adiacente la Chiesa. Tale Presepe, completamente costruito con materiali di riciclaggio, i cui personaggi sono a grandezza naturale, , a coloro che lo visitano, rendono la sensazione di vivere veramente la storia della nascita di nostro Signore. In prossimità delle festività natalizie degli ultimi anni, abbiamo partecipato a due concorsi indetti dalla Provincia di Pistoia, aggiudicandoci in entrambe le occasioni il primo premio per i “Presepi più belli”.

   

PRESEPIO ARTISTICO COL PRIMO PREMIO DELLA DIOCESI E PROVINCIA

PISTOIA ANNO 2007


Anche per le imminenti festività natalizie, verrà allestito il Presepe, con l’inaugurazione al pubblico, il giorno 7 dicembre p.v. e sarà possibile ammirarlo fino al 7 gennaio 2009. La nostra Pro Loco si adopera, oltre che per le iniziative ricreative, anche per il miglioramento della qualità del paese, vedi il contributo, seppur minimo, per l’acquisto di parte dell’arredamento del nuovo Parco della Rimenbranza, e la donazione di capi di abbigliamento agli ospiti della Struttura Villa Serena. Con l’impegno e la volontà dei volontari cercheremo sempre più di adoperarci affinché questa nostra piccola realtà possa continuare ad essere viva, allietando quanto più possibile le giornate della nostra gente e dei suoi ospiti”.

                                                                                 Il Presidente : Giuseppe Montagna                                                                                                                                                                                   

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Lizzano Pistoiese in lutto

Domenica 28 Settembre è morto un grande artista; Marcello Tommasi. Un lutto anche per Lizzano Pistoiese. Un amico. Facente parte del gruppo artistico “Donatello”, contribuì generosamente, con una grande opera ad arricchire la manifestazione del 4 Giugno 1988. “LA CONVERSIONE DI SAULO”, lì in piazza della Chiesa, la scultura in bronzo che ricorda la “vocazione sacerdotale” del sergente della Va Armata americana, John Murphy ed il sacrificio dei caduti americani sulla “linea Gotica”, è una delle sue opere più significative.

LIZZANO PISTOIESE: PIAZZA DELLA CHIESA: "LA CONVERSIONE DI  SAULO"  DI MARCELLO TOMMASI

La notizia della morte è stata data su "LA NAZIONE" di Martedì 30 Settembre con un articolo di Giovanni Faccenda. Offerta dal grande scultore e dalla CASSA DI RISPARMIO DI FIRENZE alla parrocchia di Lizzano Pistoiese, nell’Agosto del 1988, "LA CONVERSIONE DI SAULO"fece parte di una grande mostra nel palazzo dei Medici a Serravezza con le altre 180 opere eseguite dall’artista dal 1943 al 1988. Ecco come presentò questa grande mostra Luigi Testaferrata, sul "IL GIORNALE" il 24 Agosto del1988:

Tommasi, scultore di dei e uomini

          A Seravezza il palazzo dei Medici ospita le 180 opere eseguite dall'artista dal 1943 ad oggi

FIRENZE - A Serravezza i Me­dici venivano, dal Cinquecen­to in poi, per le villeggiature «forti». Gli altri palazzi di campagna sparsi un po' dap­pertutto in Toscana serviva­no per i Granduchi piccini, per le Principesse cagionevoli di salute che non potevano spostarsi dalla pianura, che, al massimo, potevano farsi portare con la carrozza in ci­ma a una collina: a Seravezza, i Granduchini e le Principes­se, se mai qualche volta arri­vavano al grande palazzo bianco all'imbocco della valle del Vezza, capivano subito di essere ingannati. Perché, se per tre quarti il palazzo è costruito intorno al cortile quadrato e, venendo dal mare, si ha l'impressione di arrivare in un posto tran­quillo, come se fosse palazzo Pitti visto da Boboli o palazzo Medici Riccardi visto da via Larga, dall'altro lato è schie­rato, con finestre che sembra­no feritoie, verso i boschi fitti e le montagne che salgono su­bito oltre i millecinquecento metri, la Pania, il Corchia, il Monte Forato, l'Altissimo. Chi voleva restarci doveva avere le gambe e i polmoni dell'alpinista o le braccia di Sua Altezza Serenissima Ch­ristina Lothozca, Grandu­chessa che una mattina, come ricorda un cippo murato agli inizi del paesino di Ruosina, tirò su dal torrente «una trota di libbre XIII, l'anno 1603».

"LA CONVERSIONE DI SAULO":  PARTICOLARE

I Medici bambini, le Grandu­chesse un po' malaticce, scap­pavano via, tornavano a Fi­renze. Forse è per questo che Marcello Tommasi, nato da queste parti, a Pietrasanta, ma cresciuto, come scultore, nell'aria del Rinascimento michelangiolesco e celliniano e, come pittore, nella severità di certi Macchiaioli poveri e eroici come Sernesi, Borrani, Abbati, Fattori, ha scelto il pa­lazzo dei Medici per esporre tutte le cose che ha fatto dal 1943, quando aveva quindici anni, a ora. Nel senso che alle sue scul­ture enormi (Icaro che preci­pita con le ali infuocate, Saulo che nel momento della folgo­razione si torce intorno alla spina dorsale come una santa lucertola schiantata su una roccia), ai bronzetti piccoli ma quasi giganteschi anche quelli, tanto che sembrano vi­sti da una lontananza incredi­bile, ai paesaggi del Cinquale, di Capo Palinuro, di Capo Su­nio o agli interni delle oste­riacce dove una volta dipinge­va i ritratti degli amici, si addi­cono gli spazi larghi, le dimen­sioni a precipizio. In tutta la scultura del No­vecento nella quale Tommasi ha da anni un ruolo di inquie­tante caposcuola non c'è nul­la che dia l'impressione che danno queste centottanta opere esposte insieme: l'im­pressione di entrare dentro l'ideale museo delle vicende umane viste come le cifre del­l'esistenza assoluta, come le sigle degli unici valori di cui sia giusto prendere atto. Tom­masi è solamente attratto dai due mondi che da sempre so­no stati i punti di riferimento della scultura che, senza false crisi, ha interpretato e inter­preta la storia: da una parte, il mondo degli affetti familiari, la galleria dei ritratti degli amici, gli autoritratti, il quoti­diano, insomma, vissuto e sentito come un riflesso del­l'eterno; dall'altra, i grandi momenti della mitologia reli­giosa e pagana, il potente mondo simbolico inteso con­tinuamente come uno spec­chio sublime della quotidiani­tà. Il risultato di questa non contraddizione, il punto in cui le due linee convergono e si incontrano è la quintessen­za della sua fatica che fra poco toccherà il mezzo secolo: la spontanea, indiscussa per­suasione di essere venuto al mondo per incontrare gli dei fermi a parlare con gli uomini o - che è più o meno la stessa cosa - per stare a guardare gli uomini che hanno il dono di trasformarsi in dei. Il resto, tutto il resto, tutti i malinco­nici piagnistei alla ricerca, da dopo Cézanne, di contenuti nuovi, non lo tocca, non lo in­teressa, non lo muove nean­che di un millimetro. Basta venire a Seravezza per capire questa sua entusiasmata cer­tezza.

                                                                      Luigi Testaferrata

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LA MORTE DI ELIA PISTOLOZZI VED. LORI

Il giorno 10 Gennaio 2009 si è spenta alla bella età di 105 anni Elia Pistolozzi, dopo una vita trascorsa nella semplicità e nello spirito di un Fede vera vissuta pur nelle difficoltà di un periodo di storia particolare attraverso le tragedie di due guerre mondiali. 


 

Spirito e fisico che appartiene, forse, ad altre generazioni e che si consegna agli uomini di oggi per una sosta ed una riflessione, con un bello esempio a disposizione. La notizia venne data dal giornale "IL TIRRENO" Domenica 11 Gennaio con questo articolo che riproduciamo interamente:

" NONNA ELIA SE NE ANDATA A 105 ANNI

                   parente del Sindaco di Abetone, era la donna più longeva della montagna

Lizzano: E' morta la nonna più anziana della montagna pistoiese. Elia Pistolozzi, sposata con Adriano Lori ma rimasta vedova da tempo, si è spenta ieri all'età di 105 anni. La longeva signora abitava a Lizzano con la figlis Marisa. Una donna semplice, molto gentile che si faceva ben volore da tutti. Fino a pochissimi anni fa Elia era comppletamente autonoma ma ultimamente, seppur cosciente, si era infermata. la famiglia di Elia era molto conosciuta in paese e anche fuori. Suo marito era un famoso impresario edilee lei, ligia alla tradizione di un tempo, era rimasta a fare la casalinga occupandosi dei tre figli( Gualtiero, Marisa e Sergio) e a mandare avanti i lavori domestici. Che abbia avuto una ricetta particolare per vivere così a lungo? Non è dato saperlo, ma sicuramente un aspetto curioso è da mettere in evidenza. La signora Elia non ha mai voluto prendere nessun tipo di medicine. "Che sappia io-afferma il sindaco di Abetonne suo nipote acquistato- Elia non ha mai preso medicina in vita sua. Forse è riuscita a vivere così a lungo per la vita  sana che ha condotto, amante delle cose semplici e genuine. Ricordo che necessariamente le prime medicine che ha dovuto assumere risalgono a pochi anni fa in seguito alla sua infermità." Elia Pistolozzi amava andare a legna, occuparsi dei suoi conigli e condurre una vita semplice e a contatto con la natura. " Non posso che avewre un ricordo positivo di mia zia- ha detto Paola Lori, nipote della più anziana signora della montagna pistoiese e presidente dell'associazione lizzanese Amici dei Murales. Era una donna gentilissima e disponibile ed è sempre stata molto generosa con tutti. Nonostante i suoi 105 anni e l'infermità mia zia  è rimasta cosciente fino all'ultimo." Oggi il paese di Lizzano si stringe intorno al dolore di tutti i familiari (numerosi i nipoti di Elia che accorreranno al capezzale) e la popolazione darà l'addio alla longeva nonnina partecipando ai funerali che si svolgeranno nella Chiesa di Lizzano alle 15 officiati da Don Napoleone. (c.b.)

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GIORNALE "LA NAZIONE"-SERVIZI DALLA MONTAGNA PISTOIESE-VENERDI' 28 NOVEMBRE 2008

LIZZANO -Un riconoscimento al Gruppo Donatello
per il ventennale dei murales sulle abitazioni

RICONOSCIMENTO al Gruppo Donatello nel ventennale dalla rea­lizzazione dei murales. Domenica scorsa,(23 Novembre 2008) in una suggestiva cerimonia che si è svolta nel borgo montano, l'assessore alle Politiche culturali del Comune di San Marcello, Lucia Geri, ha consegnato una targa comme­morativa al sodalizio artistico fiorentino i cui componenti—da Giulia­na Signorini a Francesco Bandini e molti altri- a decorrere dal 1988, quando i reduci delle truppe di liberazione statunitensi della Tenth Mountain Division celebrarono, su iniziativa del parroco locale, don Napoleone Toccafondi, un Memorial Day a Lizzano, dove avevano combattutto le truppe naziste in ritirata, che vi avevano attestato la Li­nea Gotica, realizzarono nel borgo montano i primi degli affreschi mu­rali che da allora lo caratterizzano. Una targa commemorativa è stata consegnata domenica scorsa dall'as­sessore Geri al prof Domenico Viggiano, direttore emerito della Acca­demia di Belle arti fiorentina che è succeduto allo stesso Francesco Ban­dini nella presidenza del Gruppo Donatello. Tra varie altre personalità convenute ha fatto gli onori di casa Annapaola Lori, che ha istituito e presiede a Lizzano la assai attiva associazione Amici dei murali. alto.

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La “ Rivista” dell’Associazione   Culturale   Filippo Mazzei

 Nel n°4 del 12 Dicembre 1989, dopo la cerimonia di Washington alla quale aveva preso viva parte anche il Presidente, l’amico On. Sergio Pezzati, la rivista  pubblicava   due articoli  riprodotti, il primo: Dal Diario di Guerra nella pagina del  4 Giugno 1988 il secondo, Italiani in guerra" nella pagina

Washington: 8 Ottobre 1989

         Filippo Mazzei, avventuriero e scrittore italiano, era nato al Poggio a Caiano (Firenze) nel 1730. Esercitò dapprima la professione di medico a Smirne, poi si diede al commercio. Recatosi in America, fondò in Virginia una colonia agricola modello su di un fondo che gli era stato fornito dal  Presidente Thomas Jefferson col quale ebbe stretti rapporti di amicizia. Combatté anche  in favore dell’Indipendenza americana contro gli inglesi. Morì a Pisa nel 1816. Gli anni trascorsi in America

trovano pagine  ricche di notizie,nelle sue “MEMORIE” pubblicate postume nel 1845.